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Un anno anomalo

I mercati del 2018 e le opportunità di investimento per il 2019 a cura di Andrea Rotti, Direttore Gestioni Patrimoniali di Ersel.

Il 2018 si è rivelato uno degli anni più difficili per i mercati finanziari dell’ultimo periodo; quasi tutte le principali attività finanziarie, infatti, chiudono con un risultato negativo, fatto che non si è verificato nemmeno nel 2008, quando abbiamo avuto la grande crisi finanziaria.

Molti articoli di giornali riportano questo come l’anno più difficile fin dagli anni 70; è chiaro che è venuto meno uno dei principi fondamentali della finanza, della costruzione di portafogli, che è la diversificazione. Avendo attività finanziarie prevalentemente negative, è difficile costruire un mix che abbia un risultato differente. Le stesse categorie Morningstar nei fondi comuni di investimento per i programmi bilanciati mostrano tutti i risultati fra il meno 5 e meno 8 per cento, a seconda della gradazione di rischio. Oltretutto, è difficile trovare una vera motivazione per tanta negatività. Non abbiamo avuto un evento specifico come la crisi dei mutui subprime del 2008, come la crisi del debito pubblico in europa nel 2011.

Certo, è stato l’anno in cui la liquidità generata dalle banche centrali, in termini complessivi, quindi sommando quella della federal reserve, della BoJ, della banca centrale europea e della Bank of England, ha raggiunto il suo punto di apice,  e da qui è destinata verosimilmente a scendere, ma indubbiamente una negatività così forte merita qualche altra spiegazione.

Proviamo allora vedere qual è il contesto di riferimento del quadro macroeconomico e politico. Indubbiamente i mercati dovranno fare un assessment, una valutazione, di qual è il rallentamento dell’economia in corso. Veniamo da un' epoca di crescita sincronizzata nel 2017 ed ancora all’inizio del 2018, tra tutte le principali economie, con addirittura alcune economie in crescita sopra il potenziale, segnatamente quella americana, e dovremmo passare a un’epoca di crescita economica più vicina al potenziale, quindi rallentare. Il mercato è incerto su quale valutazione fare della dimensione del rallentamento.

Dal nostro punto di vista, è vero che è un cambio di regime, ma non è certo un tracollo. Oltretutto, va considerato che, soprattutto in America, l’azione della federal reserve, della banca centrale, può tornare supportiva. Siamo passati anche qui da un contesto in cui si riteneva che la federal reserve dovesse gestire surriscaldamento e potenziale inflazione, a un contesto in cui verosimilmente guarderà più alla dimensione del rallentamento, ed anche all’impatto che questo ha sui mercati finanziari.

La volatilità recente, le performance così negative anche dell’indice americano, sicuramente introdurranno nel comportamento della Fed una nota di cautela. Il tema principale, però, resta il conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina. Ha già impattato molto sulle fiducie; abbiamo visto gli indici di fiducia in Cina, L’ISM, scendere sotto il livello di 50, ed anche in America il livello dei nuovi ordinativi, di nuovo segnalano la fiducia, è sceso non sotto 50, ma in maniera significativa in questi giorni. Sono in corso i negoziati tra le delegazioni americane e cinesi, proprio per evitare un ulteriore inasprimento del conflitto commerciale, ed evitare soprattutto che il livello dei dazi passi dal 10 per cento al 25 per cento a marzo.

I movimenti dei mercati finanziari sembrano dare fiducia a questa prospettiva; resta poi da valutare il contesto europeo, che forse è quello di più difficile lettura. Da un lato abbiamo rallentamento economico in Germania, derivante anche qui dalle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, che molto impattano sulla fiducia. Abbiamo poi una Brexit che non riesce a trovare una vera via di indirizzo, e quindi aumenta l’incertezza complessiva, ed un contesto politico avverso alla progettualità corrente dell’Unione Europea in Italia e in parte anche in Francia, che vedrà poi una sua qualche forma di indirizzo con le elezioni europee di metà anno.

Venendo alla valutazione dei mercati finanziari, ed a cosa guardare con maggiore attenzione, la nostra analisi si articola su tre aspetti: il sentiment del mercato, il livello delle valutazioni ed i fondamentali sottostanti.

Per quanto riguarda il sentiment del mercato, constatiamo che i livelli di avversione al rischio sono particolarmente elevati; hanno raggiunto dei punti di picco e, spesso, in queste situazioni, il mercato poi assume una direzione più favorevole. Le valutazioni, con la discesa dei prezzi, soprattutto sul mercato azionario, dell’ultimo trimestre, hanno raggiunto dei livelli indubbiamente interessanti, o di maggior supporto. Anche il mercato americano, che è storicamente, almeno in questi anni, il più caro tra tutti i mercati azionari, ha raggiunto oggi i livelli di multipli vicini alla parte bassa del range storico a 20 anni, e quindi il contesto valutativo è indubbiamente più di supporto. Però sappiamo che le valutazioni da sole non bastano ad invertire la rotta dei mercati; bisogna che i fondamentali sottostanti siano solidi, ed il fondamentale principale da guardare, dal nostro punto di vista, rimane quello della crescita utile americana.

Su questo fronte cosa possiamo dire? Le previsioni degli analisti sono ancora positive: un più 10 per cento atteso per il 2019. Chi guarda le cose con un occhio più macroeconomico, probabilmente ha un numero più contenuto. Dal nostro punto di vista, uno dei punti fermi è che è difficile prevedere per il 2019 una recessione degli utili americani senza passare da una recessione dell’economia, e non è questo il nostro scenario centrale.

Venendo infine all’attività di gestione, alla costruzione dei nostri nostri portafogli, partiamo dalla considerazione che abbiamo una configurazione più cauta rispetto al passato. In estrema sintesi, abbiamo ridotto in parte la quota azionaria; abbiamo meno esposizione al credito, ed abbiamo una presenza di obbligazioni governative americane come valvola di sfogo di sicurezza per il portafoglio. Non intendiamo però ridurre eccessivamente i rischi di portafoglio, proprio perché da un lato la risoluzione o il migliore indirizzo delle tematiche commerciali tra Cina e Stati Uniti, e dall’altro un atteggiamento più conciliante della Fed, possono favorire una ripresa dei mercati finanziari, e una stabilizzazione rispetto alle turbolenze vissute nella fine del 2018. Avendo ridotto i rischi di portafogli, abbiamo però cercato di mantenere diversificazione e selettività, quindi venendo alle quote azionarie, continuiamo ad avere una buona presenza di equity americano, per il quale non ipotizziamo, come dicevamo prima, una recessione dell’economia, né tantomeno dei profitti. Abbiamo invece un’esposizione più costruttiva ai paesi emergenti, proprio perché la risoluzione più favorevole del conflitto commerciale Cina-Stati Uniti, ed una Fed più conciliante, possono essere un buon driver per questa asset class. Siamo invece più cauti su Europa e Giappone, per la minor presenza di driver di investimento.

A livello obbligazionario, come dicevo, abbiamo posizioni in obbligazioni americane più che non in obbligazioni governative europee, per una parte sicura del portafoglio, e nella parte più speculativa o più rischiosa del portafoglio obbligazionario, siamo esposti invece alle obbligazioni emergenti in valuta locale, anche qui considerando che la risoluzione, od il migliore indirizzo delle tematiche commerciali, e un dollaro debole, possono ben favorire questa asset class, che offre già di per sé dei rendimenti interessanti.

Nei prossimi tempi è lecito attendersi dei mercati finanziari più volatili, in qualche modo meno direzionali rispetto agli ultimi anni, e quindi sarà importante, nella politica di portafoglio, avere una certa flessibilità di comportamento ma, soprattutto, introdurre selettività, ricerca di temi di stock picking a livello societario, o di trend settoriali che possano aiutare a mitigare la volatilità complessiva dei portafogli.

Il presente video è indirizzato ad un pubblico indistinto e viene fornito a titolo meramente informativo. Esso non costituisce attività di consulenza in materia di investimento, né raccomandazione, né ricerca in materia di investimenti da parte delle società del Gruppo Ersel, né, tantomeno, offerta, invito ad offrire, sollecitazione o messaggio promozionale finalizzato all'acquisto, alla vendita o alla sottoscrizione di strumenti/prodotti finanziari di qualsiasi genere. Esse non sono intese a raccomandare o a proporre, in maniera esplicita o implicita, una strategia di investimento in merito ad uno o più strumenti finanziari o agli emittenti di tali strumenti finanziari. Tutte le informazioni riportate sono date in buona fede sulla base dei dati disponibili, ma sono suscettibili di variazioni anche senza preavviso in qualsiasi momento dopo la pubblicazione. La decisione di effettuare qualunque operazione finanziaria è a rischio esclusivo dei destinatari della presente informativa. Tutte le informazioni fornite sono suscettibili di modifica o aggiornamento senza preavviso. Prima dell'adesione/sottoscrizione dei fondi comuni di investimento, leggere il prospetto disponibile sul sito www.ersel.it, alla sezione Prodotti. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.

Mercati

Un anno anomalo

I mercati del 2018 e le opportunità di investimento per il 2019 a cura di Andrea Rotti, Direttore Gestioni Patrimoniali di Ersel.

Il 2018 si è rivelato uno degli anni più difficili per i mercati finanziari dell’ultimo periodo; quasi tutte le principali attività finanziarie, infatti, chiudono con un risultato negativo, fatto che non si è verificato nemmeno nel 2008, quando abbiamo avuto la grande crisi finanziaria.

Molti articoli di giornali riportano questo come l’anno più difficile fin dagli anni 70; è chiaro che è venuto meno uno dei principi fondamentali della finanza, della costruzione di portafogli, che è la diversificazione. Avendo attività finanziarie prevalentemente negative, è difficile costruire un mix che abbia un risultato differente. Le stesse categorie Morningstar nei fondi comuni di investimento per i programmi bilanciati mostrano tutti i risultati fra il meno 5 e meno 8 per cento, a seconda della gradazione di rischio. Oltretutto, è difficile trovare una vera motivazione per tanta negatività. Non abbiamo avuto un evento specifico come la crisi dei mutui subprime del 2008, come la crisi del debito pubblico in europa nel 2011.

Certo, è stato l’anno in cui la liquidità generata dalle banche centrali, in termini complessivi, quindi sommando quella della federal reserve, della BoJ, della banca centrale europea e della Bank of England, ha raggiunto il suo punto di apice,  e da qui è destinata verosimilmente a scendere, ma indubbiamente una negatività così forte merita qualche altra spiegazione.

Proviamo allora vedere qual è il contesto di riferimento del quadro macroeconomico e politico. Indubbiamente i mercati dovranno fare un assessment, una valutazione, di qual è il rallentamento dell’economia in corso. Veniamo da un' epoca di crescita sincronizzata nel 2017 ed ancora all’inizio del 2018, tra tutte le principali economie, con addirittura alcune economie in crescita sopra il potenziale, segnatamente quella americana, e dovremmo passare a un’epoca di crescita economica più vicina al potenziale, quindi rallentare. Il mercato è incerto su quale valutazione fare della dimensione del rallentamento.

Dal nostro punto di vista, è vero che è un cambio di regime, ma non è certo un tracollo. Oltretutto, va considerato che, soprattutto in America, l’azione della federal reserve, della banca centrale, può tornare supportiva. Siamo passati anche qui da un contesto in cui si riteneva che la federal reserve dovesse gestire surriscaldamento e potenziale inflazione, a un contesto in cui verosimilmente guarderà più alla dimensione del rallentamento, ed anche all’impatto che questo ha sui mercati finanziari.

La volatilità recente, le performance così negative anche dell’indice americano, sicuramente introdurranno nel comportamento della Fed una nota di cautela. Il tema principale, però, resta il conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina. Ha già impattato molto sulle fiducie; abbiamo visto gli indici di fiducia in Cina, L’ISM, scendere sotto il livello di 50, ed anche in America il livello dei nuovi ordinativi, di nuovo segnalano la fiducia, è sceso non sotto 50, ma in maniera significativa in questi giorni. Sono in corso i negoziati tra le delegazioni americane e cinesi, proprio per evitare un ulteriore inasprimento del conflitto commerciale, ed evitare soprattutto che il livello dei dazi passi dal 10 per cento al 25 per cento a marzo.

I movimenti dei mercati finanziari sembrano dare fiducia a questa prospettiva; resta poi da valutare il contesto europeo, che forse è quello di più difficile lettura. Da un lato abbiamo rallentamento economico in Germania, derivante anche qui dalle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, che molto impattano sulla fiducia. Abbiamo poi una Brexit che non riesce a trovare una vera via di indirizzo, e quindi aumenta l’incertezza complessiva, ed un contesto politico avverso alla progettualità corrente dell’Unione Europea in Italia e in parte anche in Francia, che vedrà poi una sua qualche forma di indirizzo con le elezioni europee di metà anno.

Venendo alla valutazione dei mercati finanziari, ed a cosa guardare con maggiore attenzione, la nostra analisi si articola su tre aspetti: il sentiment del mercato, il livello delle valutazioni ed i fondamentali sottostanti.

Per quanto riguarda il sentiment del mercato, constatiamo che i livelli di avversione al rischio sono particolarmente elevati; hanno raggiunto dei punti di picco e, spesso, in queste situazioni, il mercato poi assume una direzione più favorevole. Le valutazioni, con la discesa dei prezzi, soprattutto sul mercato azionario, dell’ultimo trimestre, hanno raggiunto dei livelli indubbiamente interessanti, o di maggior supporto. Anche il mercato americano, che è storicamente, almeno in questi anni, il più caro tra tutti i mercati azionari, ha raggiunto oggi i livelli di multipli vicini alla parte bassa del range storico a 20 anni, e quindi il contesto valutativo è indubbiamente più di supporto. Però sappiamo che le valutazioni da sole non bastano ad invertire la rotta dei mercati; bisogna che i fondamentali sottostanti siano solidi, ed il fondamentale principale da guardare, dal nostro punto di vista, rimane quello della crescita utile americana.

Su questo fronte cosa possiamo dire? Le previsioni degli analisti sono ancora positive: un più 10 per cento atteso per il 2019. Chi guarda le cose con un occhio più macroeconomico, probabilmente ha un numero più contenuto. Dal nostro punto di vista, uno dei punti fermi è che è difficile prevedere per il 2019 una recessione degli utili americani senza passare da una recessione dell’economia, e non è questo il nostro scenario centrale.

Venendo infine all’attività di gestione, alla costruzione dei nostri nostri portafogli, partiamo dalla considerazione che abbiamo una configurazione più cauta rispetto al passato. In estrema sintesi, abbiamo ridotto in parte la quota azionaria; abbiamo meno esposizione al credito, ed abbiamo una presenza di obbligazioni governative americane come valvola di sfogo di sicurezza per il portafoglio. Non intendiamo però ridurre eccessivamente i rischi di portafoglio, proprio perché da un lato la risoluzione o il migliore indirizzo delle tematiche commerciali tra Cina e Stati Uniti, e dall’altro un atteggiamento più conciliante della Fed, possono favorire una ripresa dei mercati finanziari, e una stabilizzazione rispetto alle turbolenze vissute nella fine del 2018. Avendo ridotto i rischi di portafogli, abbiamo però cercato di mantenere diversificazione e selettività, quindi venendo alle quote azionarie, continuiamo ad avere una buona presenza di equity americano, per il quale non ipotizziamo, come dicevamo prima, una recessione dell’economia, né tantomeno dei profitti. Abbiamo invece un’esposizione più costruttiva ai paesi emergenti, proprio perché la risoluzione più favorevole del conflitto commerciale Cina-Stati Uniti, ed una Fed più conciliante, possono essere un buon driver per questa asset class. Siamo invece più cauti su Europa e Giappone, per la minor presenza di driver di investimento.

A livello obbligazionario, come dicevo, abbiamo posizioni in obbligazioni americane più che non in obbligazioni governative europee, per una parte sicura del portafoglio, e nella parte più speculativa o più rischiosa del portafoglio obbligazionario, siamo esposti invece alle obbligazioni emergenti in valuta locale, anche qui considerando che la risoluzione, od il migliore indirizzo delle tematiche commerciali, e un dollaro debole, possono ben favorire questa asset class, che offre già di per sé dei rendimenti interessanti.

Nei prossimi tempi è lecito attendersi dei mercati finanziari più volatili, in qualche modo meno direzionali rispetto agli ultimi anni, e quindi sarà importante, nella politica di portafoglio, avere una certa flessibilità di comportamento ma, soprattutto, introdurre selettività, ricerca di temi di stock picking a livello societario, o di trend settoriali che possano aiutare a mitigare la volatilità complessiva dei portafogli.

Il presente video è indirizzato ad un pubblico indistinto e viene fornito a titolo meramente informativo. Esso non costituisce attività di consulenza in materia di investimento, né raccomandazione, né ricerca in materia di investimenti da parte delle società del Gruppo Ersel, né, tantomeno, offerta, invito ad offrire, sollecitazione o messaggio promozionale finalizzato all'acquisto, alla vendita o alla sottoscrizione di strumenti/prodotti finanziari di qualsiasi genere. Esse non sono intese a raccomandare o a proporre, in maniera esplicita o implicita, una strategia di investimento in merito ad uno o più strumenti finanziari o agli emittenti di tali strumenti finanziari. Tutte le informazioni riportate sono date in buona fede sulla base dei dati disponibili, ma sono suscettibili di variazioni anche senza preavviso in qualsiasi momento dopo la pubblicazione. La decisione di effettuare qualunque operazione finanziaria è a rischio esclusivo dei destinatari della presente informativa. Tutte le informazioni fornite sono suscettibili di modifica o aggiornamento senza preavviso. Prima dell'adesione/sottoscrizione dei fondi comuni di investimento, leggere il prospetto disponibile sul sito www.ersel.it, alla sezione Prodotti. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.

Autore
Andrea Rotti
Direttore del Team Gestioni Patrimoniali
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Marco Nascimbene - 12-nov-2014

I mercati azionari internazionali

Riccardo Cavallero - 12-nov-2014

I mercati azionari europei

Davide Testù - 12-nov-2014

Scenario macroeconomico

Alberto Cattaneo - 12-nov-2014

La situazione dei mercati finanziari

Andrea Rotti - 12-nov-2014

Il mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 12-nov-2014

Il mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 09-ott-2014

I mercati obbligazionari

Federica De Giorgis - 09-ott-2014

I mercati emergenti

Daniele Grilli - 09-ott-2014

Scenario macroeconomico

Alberto Cattaneo - 09-ott-2014

I mercati obbligazionari

Federica De Giorgis - 10-set-2014

Il mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 10-set-2014

La situazione dei mercati finanziari

Andrea Rotti - 10-set-2014

Il mercato azionario europeo

Francesco Agnes - 10-set-2014

I mercati obbligazionari

Federica De Giorgis - 09-lug-2014

I mercati azionari internazionali

Riccardo Cavallero - 09-lug-2014

Scenario macroeconomico

Alberto Cattaneo - 09-lug-2014

Strategie quantitative

Gianluca Oderda - 12-giu-2014

I mercati emergenti

Daniele Grilli - 12-giu-2014

Il mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 12-giu-2014

Scenario macroeconomico

Alberto Cattaneo - 12-giu-2014

La situazione dei mercati finanziari

Andrea Rotti - 12-giu-2014

Strategie quantitative

Gianluca Oderda - 08-mag-2014

Scenario macroeconomico

Alberto Cattaneo - 08-mag-2014

I mercati obbligazionari

Federica De Giorgis - 08-mag-2014

Il mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 08-mag-2014

Il mercato azionario europeo

Francesco Agnes - 08-mag-2014

La situazione dei mercati finanziari

Andrea Rotti - 08-mag-2014

I mercati obbligazionari

Federica De Giorgis - 03-apr-2014

I mercati azionari internazionali

Riccardo Cavallero - 03-apr-2014

Scenario macroeconomico

Alberto Cattaneo - 03-apr-2014

Strategie quantitative

Gianluca Oderda - 05-mar-2014

Le performance dell'oro

Patrizia Ferro - 05-mar-2014

Il mercato azionario europeo

Francesco Agnes - 05-mar-2014

Il mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 05-mar-2014

I mercati obbligazionari

Federica De Giorgis - 05-mar-2014

Scenario macroeconomico

Alberto Cattaneo - 05-mar-2014

La situazione dei mercati finanziari

Andrea Rotti - 05-mar-2014

Strategie quantitative

Gianluca Oderda - 05-feb-2014

I mercati emergenti

Giorgio Bensa - 05-feb-2014

Il mercato azionario europeo

Francesco Agnes - 05-feb-2014

Scenario macroeconomico

Patrizia Ferro - 05-feb-2014

I mercati obbligazionari

Federica De Giorgis - 05-feb-2014

Il mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 05-feb-2014

La situazione dei mercati finanziari

Andrea Rotti - 05-feb-2014

I mercati obbligazionari

Federica De Giorgis - 13-gen-2014

Andamento del mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 13-gen-2014

I mercati obbligazionari

Federica De Giorgis - 05-nov-2013

Andamento del mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 05-nov-2013

I mercati azionari europei

Daniele Grilli - 05-nov-2013

Scenario macroeconomico

Alberto Cattaneo - 05-nov-2013

La situazione dei mercati finanziari

Andrea Rotti - 05-nov-2013

La sede londinese di Ersel

Giorgio Bensa - 10-ott-2013

Andamento del mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 10-ott-2013

Lo scenario macroeconomico europeo

Alberto Cattaneo - 12-set-2013

I Paesi Emergenti

Alberto Cattaneo - 12-set-2013

I mercati azionari europei

Daniele Grilli - 12-set-2013

Le performance delle materie prime

Patrizia Ferro - 12-set-2013

Andamento del mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 12-set-2013

La situazione dei mercati finanziari

Andrea Rotti - 12-set-2013

Lo scenario macroeconomico USA

Alberto Cattaneo - 11-set-2013

Il mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 05-lug-2013

I mercati obbligazionari

Federica De Giorgis - 05-lug-2013

La situazione dei mercati finanziari

Andrea Rotti - 05-lug-2013

Il mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 06-giu-2013

Un anno difficile per le materie prime

Patrizia Ferro - 06-giu-2013

La situazione dei mercati

Andrea Rotti - 06-giu-2013

Il mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 02-mag-2013

La situazione dei mercati

Andrea Rotti - 02-mag-2013

Lo scenario macroeconomico

Alberto Cattaneo - 12-apr-2013

I mercati azionari internazionali

Riccardo Cavallero - 12-apr-2013

La situazione dei mercati

Andrea Rotti - 12-apr-2013

I mercati azionari internazionali

Riccardo Cavallero - 06-mar-2013

I mercati obbligazionari europei

Federica De Giorgis - 06-mar-2013

Il mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 06-mar-2013

Lo scenario macroeconomico

Alberto Cattaneo - 06-mar-2013

Politica di investimento

Andrea Rotti - 06-mar-2013

I mercati azionari europei

Roberto Castella - 22-gen-2013

Scenario macro dei mercati

Alberto Cattaneo - 22-gen-2013

Asset allocation

Andrea Rotti - 22-gen-2013

Evoluzione del mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 09-nov-2012

Scenario macroeconomico

Andrea Rotti - 09-nov-2012

Prospettive di fine anno

Guido Giubergia - 09-nov-2012

Una svolta per i titoli governativi

Federica De Giorgis - 18-set-2012

Lo stato di salute delle aziende

Riccardo Cavallero - 18-set-2012

Strategie di asset allocation

Andrea Rotti - 18-set-2012

Scenario macroeconomico

Andrea Rotti - 18-set-2012

Evoluzione del mercato azionario italiano

Marco Nascimbene - 04-lug-2012

Fondersel Internazionale

Giorgio Bensa - 06-giu-2012

Quadro congiunturale Paesi Emergenti

Alberto Cattaneo - 06-giu-2012

Quadro congiunturale europeo

Alberto Cattaneo - 06-giu-2012

Mercati obbligazionari governativi

Federica De Giorgis - 06-giu-2012

Valutazioni mercato azionario europeo

Daniele Grilli - 06-giu-2012

Scenario per le scelte di gestione

Andrea Rotti - 04-mag-2012

Fondersel PMI - Le scelte di investimento

Marco Nascimbene - 03-mag-2012

Dividend strategies

Paolo Baretto - 03-mag-2012

The view from US managers

Marco Torta - 03-mag-2012

Volatility strategies

Simon Joiner - 03-mag-2012

La situazione dei mercati emergenti

Riccardo Cavallero - 03-mag-2012

Prospettive del mercato azionario USA

Alberto Cattaneo - 03-mag-2012

La situazione economica USA

Alberto Cattaneo - 03-mag-2012

Reporting season Italia

Carlo De Vanna - 03-mag-2012

Commodities

Paolo Baretto - 03-mag-2012

Il team dei fondi diretti

Marco Covelli - 22-mar-2012

Mercati azionari dei paesi emergenti

Riccardo Cavallero - 22-mar-2012

Mercati USA e dati macroeconomici.

Alberto Cattaneo - 22-mar-2012

Fondi obbligazionari e titoli governativi

Federica De Giorgis - 22-mar-2012

Le small cap industriali su cui puntare.

Marco Nascimbene - 08-feb-2012

Le principali scelte di Fondersel PMI

Marco Nascimbene - 08-feb-2012

Le azioni dei Paesi Emergenti

Giorgio Bensa - 08-feb-2012

Obbligazioni dei Paesi Emergenti

Giorgio Bensa - 08-feb-2012

Nothing is real

22-nov-2011

Platinum

04-nov-2010

Perle di Carta

20-mar-2010