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Nel periodo in esame, il quadro macroeconomico di Stati Uniti ed Eurozona è stato dominato da persistenti pressioni inflazionistiche, incertezza geopolitica legata al conflitto USA-Iran e una politica monetaria in bilico tra pausa e ulteriore restrizione. Negli USA, la Fed — guidata dal nuovo Chairman Kevin Warsh — ha lasciato i tassi invariati nel range 3,50%–3,75% nella riunione di giugno, con il dot plot che ha rivisto al rialzo la mediana dei tassi a fine 2026 a 3,75% (dal 3,4% di marzo), segnalando una spaccatura interna: nove membri su diciotto prevedevano almeno un rialzo entro fine anno. Warsh ha ribadito "zero tolleranza" per un'inflazione persistentemente elevata, mentre diversi esponenti del FOMC — tra cui Logan, Cook e Hammack — hanno apertamente sostenuto la necessità di tassi più alti qualora l'inflazione non convergesse verso il target del 2%. Il Beige Book di luglio ha descritto una crescita economica "lieve o moderata" con prezzi in aumento moderato, in parte attribuiti ai dazi e alle tensioni in Medio Oriente; il Philadelphia Fed Manufacturing Index è balzato a 41,4 a luglio — il livello più alto dal novembre 2021 — segnalando un'accelerazione inattesa dell'attività manifatturiera. Sul fronte delle aspettative di inflazione, il sondaggio della Fed di New York di giugno ha mostrato un'inflazione attesa a 3,7% a un anno (dal 3,5% di maggio) e a 3,3% a tre anni — il livello più alto dal giugno 2022 — con la domanda legata all'AI identificata come nuovo driver inflazionistico strutturale. In Eurozona, la BCE ha alzato i tassi a giugno per la prima volta dal 2023, portando il tasso sui depositi al 2,25%, e il consenso degli economisti si aspetta una pausa nella riunione del 23 luglio, seguita da un ultimo rialzo di 25 pb a settembre fino al 2,5%. Il Chief Economist Lane ha escluso impegni predefiniti sul percorso dei tassi, mentre il membro del Consiglio Panetta ha avvertito che "i rischi al rialzo sull'inflazione coesistono con rischi al ribasso sulla crescita". Le previsioni di crescita per l'Eurozona nel 2026 sono state tagliate dagli economisti allo 0,5% (dal 7% del mese precedente e dallo 0,8% della baseline BCE), principalmente per effetto della ripresa delle ostilità USA-Iran; il conflitto — dopo un breve cessate il fuoco e trattative in Svizzera a fine giugno — è riesploso a metà luglio con attacchi a petroliere nel Golfo, spingendo i prezzi del petrolio al rialzo e riaccendendo le aspettative di rialzo dei tassi BCE e BoE. Sul piano geopolitico più ampio, il summit NATO di Ankara (luglio) ha ruotato attorno alle tensioni USA-alleati sulla gestione del conflitto iraniano e sulle spese per la difesa, mentre Trump ha avanzato nuove sanzioni contro i Paesi acquirenti di petrolio russo e i rapporti USA-Europa hanno registrato frizioni su commercio, tecnologia e ritiro delle truppe americane. L'inflazione nell'Eurozona era scesa a 2,8% a fine giugno — una "grande sorpresa al ribasso" secondo Stournaras — ma la ripresa del conflitto ha rapidamente invertito le aspettative, con i mercati che prezzano circa 24 pb di rialzi BCE entro settembre.
La Bank of Japan, dopo aver alzato nella riunione del 16 giugno il tasso di interesse di riferimento all’1%, massimo da 31 anni, prevede di interrompere la riduzione degli acquisti di obbligazioni a partire da aprile 2027. È plausibile che la BOJ continui ad aumentare i tassi in risposta all’andamento dell’economia e dei prezzi, e che l’inflazione resti sopra l’obiettivo del 2%: le prospettive di crescita del Paese sono infatti buone, come confermato dalle indagini di fiducia presso le imprese, sia dal Tankan, sia dai PMI elaborati da S&P Global, e la dinamica dei salari reali si mantiene in territorio positivo, offrendo un sostegno ai consumi interni.
In Cina, invece, consumi e investimenti sono ai livelli più bassi dalla pandemia: a maggio le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0.6% a/a, ben sotto le attese (-0.2%); la produzione industriale è aumentata del 4.5%, più delle attese, ma è stata trainata solo dalle esportazioni.
In Corea del Sud, l'accelerazione più rapida del previsto delle esportazioni a giugno (+70.9% vs. 60.9% atteso) è stata trainata ancora una volta dai semiconduttori, ma sono stati i prezzi più elevati dei chip, e non i volumi di spedizione, a trainare questa impennata.
L’indice azionario globale dei Paesi sviluppati ha chiuso il periodo con un rialzo, in valuta locale, di poco superiore all’1%, sostenuto soprattutto dall’S&P 500 (+1,4%), mentre l’azionario europeo ha registrato una performance sostanzialmente piatta (+0,2%). La contenuta variazione degli indici aggregati nasconde tuttavia un deciso cambiamento nella leadership di mercato. Dopo i forti rialzi registrati nei mesi precedenti, il comparto dei semiconduttori è stato interessato da una marcata fase di prese di profitto, con l’indice SOX in calo di oltre il 15%. La correzione del fattore momentum ha favorito un progressivo riequilibrio dei listini verso segmenti rimasti più indietro nel corso dell’anno, riportando interesse sulle Magnificent 7 (+6,9%) e sostenendo in particolare i settori telecom, healthcare e finanziario, quest’ultimo favorito anche dalle prime indicazioni positive emerse dalla stagione delle trimestrali. La stessa dinamica ha inciso in misura molto più marcata sui mercati azionari emergenti, che hanno registrato una flessione del’6,2% in valuta locale. La crescente concentrazione dell’indice EM su un numero limitato di società legate alla filiera dei semiconduttori e delle memorie – TSMC, Samsung Electronics e SK Hynix – ha infatti amplificato l’impatto della correzione del settore, soprattutto nel caso dei produttori coreani.
L’attenzione degli investitori si concentra ora sulla stagione degli utili del secondo trimestre, che rappresenterà il principale catalizzatore per i mercati nelle prossime settimane. Le aspettative rimangono costruttive, con una crescita degli utili dell’S&P 500 prevista intorno al 23% su base annua. Un elemento particolarmente favorevole è rappresentato dal fatto che, diversamente da quanto normalmente osservato nelle settimane precedenti alle trimestrali, le stime sugli utili hanno continuato a essere riviste al rialzo, soprattutto nei comparti tecnologico ed energetico. Ciò suggerisce che le valutazioni, pur elevate in termini assoluti, continuano a essere supportate da una dinamica degli utili ancora solida.
Sul fronte obbligazionario, l’indice globale dei titoli governativi dei Paesi sviluppati ha registrato una flessione dello 0,3% in valuta locale. La ripresa delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il conseguente rialzo del prezzo del petrolio hanno determinato un aumento dei rendimenti governativi europei, con il decennale tedesco e quello britannico in rialzo di c.a. 15 punti base. Negli Stati Uniti il movimento è stato più contenuto (+4bps il Treasury a dieci anni), grazie ai segnali di raffreddamento del mercato del lavoro e soprattutto a un dato sull’inflazione di giugno inferiore alle attese. L’indice CPI statunitense è infatti sceso al 3,5% annuo dal precedente 4,2%, mentre la variazione mensile ha evidenziato una contrazione (-0,4%), allontanando i timori di una politica monetaria più restrittiva nei prossimi mesi.
I mercati del credito hanno continuato a mostrare una notevole resilienza. Gli spread sono rimasti prossimi ai minimi storici, riflettendo un contesto macroeconomico ancora favorevole e aspettative di default contenute. Anche il debito dei Paesi emergenti ha evidenziato variazioni limitate, con l’indice in valuta forte in lieve flessione (-0,3%) e quello in valuta locale in moderato rialzo (+0,6%).
Sul mercato valutario le oscillazioni sono rimaste contenute: dopo il rafforzamento osservato nel periodo precedente, il dollaro si è stabilizzato in area 1,14 contro euro. Più significativa la dinamica delle materie prime energetiche: le rinnovate tensioni nell’area del Golfo e i timori per il transito nello Stretto di Hormuz hanno riportato il Brent intorno agli 85 dollari al barile (+9,1%). L’oro, al contrario, ha proseguito la fase di debolezza, registrando un ulteriore calo di circa il 3%
Nel corso delle ultime settimane i dati di inflazione hanno offerto alcune sorprese al ribasso, che farebbero ben sperare sulla dinamica dei prezzi nei prossimi mesi, se non ci fosse stata una brusca interruzione nei negoziati tra Stati Uniti e Iran per rendere definitivo l’accordo provvisorio e porre fine alle ostilità in Medio Oriente. Il conseguente rialzo nel costo di energia e materie prime è stato finora abbastanza contenuto e tale da non compromettere completamente il quadro inflattivo, ma il rischio di un andamento non lineare dei prezzi, soprattutto in funzione del basso livello delle scorte, continua a rappresentare un rischio molto significativo. Sui mercati si è interrotto il trend al rialzo per le borse e c’è stata una risalita nei tassi di interesse: un movimento che interpreta in modo univocamente negativo il contesto di riferimento.
L’ultimo scorcio del mese di luglio e l’avvio di quello di agosto saranno in ogni caso fondamentali per orientare la direzione futura dei listini azionari: la reportistica aziendale, in particolare da parte dei cosiddetti hyperscaler, potrà confermare una dinamica positiva, supportata dai continui e importanti investimenti per uno sviluppo sempre più ampio e pervasivo dell’Intelligenza Artificiale, oppure dare le prime indicazioni di rallentamento, che potrebbero riverberarsi sui mercati, eventualmente amplificate dall’utilizzo della leva finanziaria e da un certo livello di euforia da parte di alcune categorie di investitori. Le prospettive dei mercati obbligazionari sembrano invece meno aleatorie, con moderate pressioni rialziste sui tassi governativi, che potrebbero rapidamente venir meno in caso di una fase di tensione, ed una situazione molto stabile nell’ambito del credito, dove non si ravvisano in generale fenomeni di indebitamento eccessivo e mancanza di interesse per le nuove emissioni che arrivano sul primario.
Continuiamo a ritenere appropriata una posizione moderatamente pro-risk, grazie al sostegno offerto dai fondamentali macro e micro-economici; nel recente passato avevamo correttamente individuato i rischi di recrudescenza nel conflitto in Medio Oriente e i livelli di valutazione raggiunti in molti ambiti come fattori tali da escludere prese di posizione più aggressive e determinate. Il profilo di rischio relativo dei prodotti rimane dunque improntato all’equilibrio, con posizionamenti che differiscono dagli indici di riferimento in termini di esposizioni alle principali asset class solo dove ci sono adeguati margini valutativi e livelli di convinzione elevati.
Nell’ultimo mese il mercato azionario italiano, dopo aver fatto segnare i massimi assoluti grazie alla firma dell’accordo preliminare fra Stati Uniti ed Iran, è stato nuovamente interessato da un aumento della volatilità per la ripresa degli scontri militari, vista le difficoltà a trovare un’intesa di lungo periodo fra le parti.
Abbiamo così avuto un recupero del prezzo del petrolio ed una correzione dei ciclici. A livello settoriale i settori migliori sono stati i bancari e le utilities, rispetto a quello tecnologico.
Nell’ultimo mese i titoli migliori sono stati quindi i finanziari come Monte dei Paschi, Unipol ed Intesa mentre fra i peggiori segnaliamo i tecnologici come STM ed i titoli legati all’AI come Prysmian.
Testo in aggiornamento.
Risultati conseguiti dai principali mercati azionari nel periodo di riferimento:
| Stato | Indice | Variazione % dal 23/06/2026 al 16/07/2026 |
|---|---|---|
| STATI UNITI | DOW JONES | +1,7% |
| STATI UNITI | S&P 500 | +2,3% |
| STATI UNITI | NASDAQ | +1,2% |
| GIAPPONE | TOPIX | +1,0% |
| HONG KONG | HANG SENG | +7,2% |
| TAIWAN | TAIEX | -3,1% |
| KOREA | KOSPI | -16,9% |
| MESSICO | BOLSA | -0,7% |
| ARGENTINA | MERVAL | -1,9% |
| BRASILE | BOVESPA | +1,5% |
| INGHILTERRA | FTSE 100 | +1,4% |
| GERMANIA | DAX | +0,1% |
| FRANCIA | CAC 40 | +0,4% |
| SVIZZERA | SMI | +2,6% |
| ITALIA | S&P/MIB | +0,7% |
| SPAGNA | IBEX 35 | -0,9% |
Total return degli indici obbligazionari EFFA dei titoli di Stato e variazioni delle principali valute contro euro:
| Stato | Variazione % dal 23/06/2026 a 16/07/2026 |
|---|---|
| STATI UNITI | -0,2% |
| GIAPPONE | -0,2% |
| INGHILTERRA | -1,4% |
| AREA EURO | -1,3% |
| Stato | Variazione % dal 23/06/2026 al 16/07/2026 |
|---|---|
| USD/EUR | -0,5% |
| YEN/EUR | -1,0% |
| GBP/EUR | +1,6% |
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