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La geopolitica è tornata protagonista in questo inizio d’anno, dall’intervento statunitense in Venezuela alla repressione in Iran, fino alla crisi interna alla NATO sulla Groenlandia, che dopo un avvio positivo dei mercati ha innescato una recente correzione. Le tensioni sono aumentate dopo le dichiarazioni di Trump sull’ipotesi di acquisizione dell’isola e la minaccia di nuovi dazi sulle esportazioni europee verso gli Stati Uniti, con possibili effetti negativi sulla crescita europea. Le reazioni dell’UE e il rischio di un’escalation commerciale hanno accresciuto l’incertezza, data la forte interdipendenza economica tra Europa e Stati Uniti. Per quanto la situazione rimanga incerta e potenzialmente pericolosa, al momento la nostra ipotesi di lavoro è quella di un graduale riassorbimento delle tensioni, ritenendo poco probabile un forte aumento dei dazi prima delle elezioni di medio termine, anche alla luce dell’impatto su inflazione e mercati. Questa ipotesi ha trovato conferma nelle ultime ore con l’annuncio da parte di Trump del raggiungimento di una bozza di accordo.
Dall’inizio dell’anno è stato invece positivo il newsflow sul fronte macroeconomico statunitense, che continua a fornire supporto agli attivi di rischio. La crescita del PIL nel terzo trimestre ha superato nettamente le attese, attestandosi al +4,3% a/a, mentre il consensus Bloomberg sulla crescita del 2026 continua a essere rivisto al rialzo, ora al 2,1%. Al contempo, i dati sull’inflazione — pur ancora parzialmente distorti dagli effetti dello shutdown — hanno sorpreso al ribasso, mentre il mercato del lavoro mostra segnali di indebolimento.
Il quadro economico sembra quindi confermare uno scenario di “Goldilocks”, caratterizzato da un’economia che cresce grazie a un forte aumento della produttività, in larga parte legato all’adozione dell’AI. Si tratta di uno shock positivo dal lato dell’offerta, che consente all’inflazione di rientrare verso i target dopo l’impatto dei dazi, compensando la debolezza del mercato del lavoro e permettendo alla politica monetaria di rimanere accomodante. Una dinamica che solleva interrogativi di lungo periodo in termini di equità sociale e distribuzione del reddito, e che richiede conferme sulla redditività dell’ingente spesa in conto capitale legata allo sviluppo dell’AI, ma che nel breve continua a sostenere gli asset di rischio, nonostante le valutazioni elevate limitino il potenziale upside e favoriscano una maggiore volatilità.
Il tema dell’indipendenza della Fed è tornato al centro dell’attenzione dopo la notizia dell’apertura di un’indagine da parte del Dipartimento di Giustizia nei confronti di Powell e in attesa che Trump annunci il candidato alla sua successione ai vertici della banca centrale. I mercati continuano a scontare una prosecuzione della politica di allentamento monetario, con due ulteriori tagli dei tassi attesi nella seconda parte dell’anno. Dopo un lungo periodo di stabilità, sono invece tornati a salire i tassi a lungo termine, sui quali permane la pressione del term premium, alimentata sia dai dubbi sull’indipendenza della Fed sia dalle crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità delle politiche fiscali. Un tema, quest’ultimo, riemerso con forza in Giappone e che si è in parte esteso anche alla curva americana.
Nell’area euro, il PMI composito di dicembre è diminuito di 1,3 punti, attestandosi a 51,5, un livello nettamente inferiore alle attese. Il calo ha interessato entrambi i settori: il manifatturiero ha perso 0,8 punti, scendendo a 48,8, mentre i servizi sono diminuiti di 1,2 punti, fino a 52,4. Lo scenario di una moderata ripresa resta quindi fragile e incerto, condizionato da un lato dall’effettiva implementazione dello stimolo fiscale tedesco e dall’altro dalle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. In questo contesto, la crescita del 2026, attualmente stimata all’1,2%, potrebbe ridursi di 0,1–0,2 punti percentuali in presenza di dazi al 10% e fino a 0,5 punti percentuali con tariffe al 25%.
Non sorprendentemente la crescita del GDP in Cina nel 2025 si è attestata al 5%, esattamente sul target fissato delle autorità. Al di là dei dubbi sulla piena affidabilità del dato, quello che emerge con chiarezza è il ruolo trainante delle esportazioni che, nonostante il marcato calo di quelle dirette verso gli Stati Uniti, continuano a sostenere la crescita del Paese. Con l’indice dei prezzi alla produzione ancora in territorio negativo, la Cina si conferma un esportatore di deflazione verso il resto del mondo e un concorrente particolarmente agguerrito, soprattutto per il settore manifatturiero europeo. Il trend di apprezzamento della valuta, insieme a valutazioni ancora interessanti, continua a sostenere l’attrattività degli asset finanziari cinesi.
Il Giappone è stato invece al centro di preoccupazioni a causa delle elezioni indette dal primo ministro Takaci, che punta a rafforzare il proprio mandato per sostenere un’agenda politica caratterizzata da misure fiscali espansive: tra queste figurano la sospensione temporanea dell’IVA all’8% sui prodotti alimentari, un ampliamento degli stimoli e riforme in materia di difesa e sicurezza sociale, elementi che alimentano i dubbi sulla futura traiettoria del deficit e del debito pubblico del Paese e che si sono riflessi negativamente, soprattutto sui tassi di interesse a medio - lungo termine e sulla divisa.
Tuttavia, dietro questa apparente calma si è osservata una marcata rotazione, sia a livello geografico che settoriale. In particolare, il mercato statunitense ha sottoperformato: l’S&P 500 è rimasto pressoché invariato, penalizzato soprattutto dalle prese di profitto nel settore tecnologico, con l’indice delle “Magnificent 7” in flessione di quasi 4 punti percentuali. Di contro, le borse europee hanno mostrato performance molto positive (+4,1% l’MSCI Europe in euro), così come — in misura ancora più marcata — i mercati emergenti (+6,9% l’MSCI Emerging Markets in euro). Questi ultimi sono stati trainati dai forti rialzi di Taiwan (+9%) e Corea (+23%), sostenuti dalle aspettative di un ciclo favorevole per l’industria dei semiconduttori.
Come detto, la rotazione non ha interessato soltanto le aree geografiche, ma anche i settori: materials, industrials e energy hanno registrato le migliori performance a livello globale, a discapito dei comparti che avevano guidato i mesi precedenti, ovvero tecnologia e comunicazioni.
Nel comparto obbligazionario, il movimento più significativo ha riguardato i tassi giapponesi a lunga scadenza: il rendimento del decennale è salito di circa 30 punti base nel periodo. Il movimento si è anche esteso al decennale americano, in salita di 10 centesimi al 4,24%, mentre è rimasto stabile quello tedesco. Nel complesso, l’indice dei governativi dei paesi sviluppati è rimasto invariato in valuta locale.
Nel credito, gli spread sono rimasti perlopiù stabili; fa eccezione l’high yield statunitense che, in linea con la sottoperformance degli asset USA, ha registrato un allargamento di 21punti base. Positivo, invece, l’andamento delle obbligazioni emergenti in valuta forte (+0,9% in USD) e, soprattutto, delle emissioni in valuta locale (+3% in USD).
Sul mercato valutario, il dollaro è rimasto sostanzialmente stabile (invariato l’indice DXY, così come il cambio EUR/USD sempre in area 1,17). Da sottolineare, invece, l’ulteriore deprezzamento dello yen che ha ceduto l’1,5% verso la valuta americana.
Da segnalare, inoltre, il recupero del petrolio, sostenuto dai timori legati alla crisi iraniana: il Brent è risalito intorno ai 60 dollari al barile. Infine, l’oro ha continuato a beneficiare dell’incertezza geopolitica, rafforzando ulteriormente il proprio trend positivo, con una performance nel periodo prossima al +14%.
Come evidenziato negli scorsi comitati, lo scenario prevalente rimane quello di ‘Goldilocks’ caratterizzato da ottimismo sulla crescita (per il contributo della spesa in AI e politiche fiscali generalmente di sostegno) e aspettative di una progressiva riduzione dei tassi, che parta dagli Stati Uniti. Gli asset di rischio hanno dunque avuto un avvio d’anno favorevole, prima di una fase di volatilità causata dalle elezioni anticipate in Giappone dalle tensioni sulla Groenlandia.
Il quadro tecnico delinea una fase ancora positiva, con un regime di fondo favorevole accompagnato da una certa prudenza alla luce di un posizionamento già costruttivo. I segnali direzionali sulle principali asset class sposano in pieno il consensus di breve/medio periodo enunciati dagli outlook delle principali banche di investimento, in un contesto valutativo dove è difficile attendersi un’ulteriore compressione dei premi per il rischio.
Gli asset rischiosi sono nella maggior parte dei casi vicino ai massimi delle ultime settimane, anche se le fasi di volatilità evidenziano come le valutazioni elevate in molti segmenti di mercato rendano gli investitori particolarmente sensibili ai flussi di notizie.
Nel complesso il nostro posizionamento rimane orientato verso asset pro-rischio, ma è stata nuovamente dedicata particolare attenzione al bilanciamento dei rischi nei portafogli e a far in modo che sia disponibile una “riserva” per sfruttare eventuali fasi di stress.
Nell’ultimo mese il mercato azionario italiano ha toccato nuovi massimi, favorito dalla buona partenza del mercato statunitense. Restano le tensioni geopolitiche con il bliz degli americani in Venezuela e l’aumentare delle tensioni in Iran.
A livello settoriale i settori migliori sono stati i bancari ed i petroliferi oltre ai titoli della difesa, mentre i peggiori sono stati gli automobilistici.
Nell’ultimo mese i titoli migliori sono stati i petroliferi come Tenaris e Saipem, i titoli della difesa come Leoanrdo e Telecom e Interpump, mentre hanno sottoperformato Ferrari, Stellantis ed i titoli del lusso come Cucinellli e Moncler.
Testo in aggiornamento.
Risultati conseguiti dai principali mercati azionari nel periodo di riferimento:
| Stato | Indice | Variazione % dal 11/12/2025 al 23/01/2026 |
|---|---|---|
| STATI UNITI | DOW JONES | +0,8% |
| STATI UNITI | S&P 500 | +0,2% |
| STATI UNITI | NASDAQ | -0,4% |
| GIAPPONE | TOPIX | +8,1% |
| HONG KONG | HANG SENG | +4,8% |
| TAIWAN | TAIEX | +14,0% |
| KOREA | KOSPI | +21,4% |
| MESSICO | BOLSA | +5,4% |
| ARGENTINA | MERVAL | +3,8% |
| BRASILE | BOVESPA | +12,4% |
| INGHILTERRA | FTSE 100 | +4,5% |
| GERMANIA | DAX | +2,5% |
| FRANCIA | CAC 40 | +0,7% |
| SVIZZERA | SMI | +1,9% |
| ITALIA | S&P/MIB | +2,6% |
| SPAGNA | IBEX 35 | +3,9% |
Total return degli indici obbligazionari EFFA dei titoli di Stato e variazioni delle principali valute contro euro:
| Stato | Variazione % dal 11/12/2025 al 23/01/2026 |
|---|---|
| STATI UNITI | +0,1% |
| GIAPPONE | -2,1% |
| INGHILTERRA | +0,3% |
| AREA EURO | +0,6% |
| Stato | Variazione % dal 11/12/2025 al 23/01/2026 |
|---|---|
| USD/EUR | -0,6% |
| YEN/EUR | -0,9% |
| GBP/EUR | +1,1% |
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