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Le ultime settimane dell’anno riportano l’attenzione degli operatori sulla Brexit. Il conto alla rovescia per le elezioni politiche nel Regno Unito è iniziato (la chiamata alle urne è fissata per il 12 dicembre) e gli investitori si chiedono quali potranno essere gli effetti sui portafogli.

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Focus

Elezioni politiche nel Regno Unito

Il voto rischia di diventare un referendum su quello che dovrà essere il ruolo dello Stato nella guida dell’economia e del progresso sociale.

Oltre a decidere sulla questione chiave dell’uscita dall’Europa, i risultati che arriveranno dalle urne potrebbero anche dare una nuova forma al modello economico del Paese.I due principali partiti, i Conservatori ed euroscettici Tory guidati da Boris Johnson e i Laburisti pro-Europa guidati da Jeremy Corbyn, si stanno scontrando in maniera accesa anche su questo fronte. Il voto rischia di diventare un referendum su quello che dovrà essere il ruolo dello Stato nella guida dell’economia e del progresso sociale. Johnson, da un lato, punta su una minore spesa pubblica, più spazio ai privati e meno tasse. Corbyn, invece, vuole massicci investimenti con cui riportare in auge una nuova generazione di pianificazioni e un maggior controllo pubblico dei settori strategici come acqua, autostrade, reti elettriche. Nel mirino c’è però anche più spesa per l’ambiente con cui creare nuovi posti di lavoro.

La posta in gioco è alta pure per l’Europa. Johnson con il suo addio alla Ue punta anche sull’azzeramento della pesante regolamentazione che arriva da Bruxelles. Questa mossa darebbe più benzina al settore dei servizi del Paese che avrebbe
più spazio per espandersi in nuovi Continenti. Oggi questo comparto rappresenta l’81% del Pil britannico e potrebbe così crescere ancora. A pagare il conto sarebbe di contro l’industria, oggi all’11% del Prodotto interno. Nel lungo termine sparirebbero però anche le alleanze europee sul piano commerciale e dello sviluppo tecnologico in ambiti strategici come quello dell’Airbus e
dell’industria dell’auto. Di sicuro a soffrire sarebbe la produzione industriale in Gran Bretagna, con riflessi sull’economia europea e globale. Il Fondo monetario internazionale ha già avvertito che «il
divorzio darebbe il via alla recessione».

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