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Per diversificare i grandi patrimoni si va dal Club deal al Private market fino ai più sofisticati Eltif 2.0. Ne parla Andrea Nascè a Affari&Finanza.
[...] Secondo Aipb, gli investimenti in private equity sono la quota più consistente delle risorse allocate dai grandi patrimoni verso l'economia reale. E i dati Aifi mostrano un aumento della quota di investimenti da parte dei fondi nel private debt. Uno degli strumenti che sta registrando consensi è il Club Deal: un investimento collettivo, spesso coordinato da una banca o da un altro operatore finanziario, che coinvolge individui ad alto patrimonio. Nel 2025, nonostante un calo consistente della raccolta (-26%), gli investimenti nel private debt, secondo i dati Aifi, crescono del 33%, fino a quota 6,8 miliardi di euro. [...]
L'obiettivo è diversificare su attivi "illiquidi", con orizzonti temporali lunghi. Si tratta di investimenti non facilmente liquidabili e di lungo termine, che offrono vantaggi fiscali ma presentano anche rischi. Dal canto loro, gli operatori finanziari cercano di cogliere queste opportunità per i clienti. C'è chi, come Ersel, ha deciso di rafforzare il proprio posizionamento nel comparto: la banca ha avviato una joint venture nel corporate finance con l'advisor Meti SpA e, sul fronte degli investimenti, ha ampliato l'esposizione a fondi attivi lungo diverse strategie di private credit, dal direct lending all'asset- backed lending.
Più di recente, anche grazie all'ingresso di Enrico Bertoni, è stata lanciata un'iniziativa di maggiori dimensioni e ambizioni con Merito Sgr, focalizzata sull'Italia. «Si tratta di un fondo chiuso a richiami di capitale - spiega Andrea Nascè, Vice Direttore Generale e Direttore Investimenti Ersel Banca Privata - focalizzato su imprese con fondamentali solidi, dove il rapporto debito/Ebitda si mantiene generalmente tra 3 e 4 volte, livelli molto inferiori rispetto ad alcune esperienze statunitensi recentemente finite sotto i riflettori».
In termini di ritorni, il segmento continua a offrire un premio per l'illiquidità significativo: «A fronte di rendimenti del 3-5% su strumenti liquidi, un fondo di private credit può attestarsi intorno al 10%, anche al netto della fiscalità in presenza di Pir alternativi». Resta tuttavia un'asset class da allocare con cautela: «L'esposizione per singolo fondo difficilmente dovrebbe superare il 2-3% del portafoglio e richiede adeguate conoscenze ed esperienza da parte dei risparmiatori coinvolti». I fondi di private debt si sono affermati
anche se l'incidenza dei private market nei portafogli resta contenuta, (intorno allo 0,9%), anche a causa di fragilità strutturali quali frammentazione, scarsa liquidità e complessità nei processi di exit. [...]
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