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L’aggressione della Russia all’Ucraina ha messo in chiaro una cosa: l’Europa deve ridefinire al più presto il proprio concetto di sicurezza. Per questo motivo, sulla spinta degli eventi drammatici che si stanno susseguendo a pochi chilometri dai confini dell’Unione, i leader europei stanno ragionando su una nuova natura della sicurezza europea.

Difesa ed energia saranno una doppia priorità dell’Europa del futuro

Focus

La transizione energetica

Occorre cambiare la mappa degli approvvigionamenti energetici. A uscire rafforzato da questo nuovo corso dell’Europa sarà il trend della transizione energetica con propizi investimenti nella ricerca di energie alternative come l’idrogeno.

Il piano dei leader europei potrebbe essere supportato da un Fondo ad hoc con importo e struttura ancora da decidere. L’Europa è nata come progetto di pace ma si ritrova a dover pensare a un potenziamento della propria forza militare. Questo in una logica di pura difesa come è nella concezione più classica di questo termine: un Paese sotto attacco deve avere la possibilità didifendersi e per farlo ha bisogno di armamenti. Meglio ancora se si tratta di armi così temibili da allontanare ogni pensiero di un possibile attacco esterno. È stata questa l’idea alla base della Guerra Fredda e per decenni ha garantito la pace in Occidente.

Dopo l’avvio della perestrojka di Michail Gorbačëv a metà anni ’80 e dopo il crollo del muro di Berlino nell’89, la logica globale ha iniziato a puntare su una crescente fiducia reciproca tra i diversi Paesi.

In una cornice più distesa, gli scambi commerciali sono aumentati a dismisura e la prosperità è cresciuta all’interno delle diverse società. Questo anche perché via via molti dei finanziamenti destinati alla sfera militare hanno preso la strada dell’ambito civile. Ne è seguita la costruzione più decisa di infrastrutture, di ospedali, di scuole. La ricerca ha beneficiato di nuovi investimenti e ha contribuito al progresso in tutti i campi. Adesso potrebbe arrivare un’inversione di marcia.

Nel focus dei leader europei non ci sono però soltanto gli armamenti. Nel contesto attuale il concetto di sicurezza ha anche a che vedere con un nuovo disegno della politica energetica dell’Europa. L’aggressione della Russia all’Ucraina non ha soltanto spazzato via l’idea di fiducia reciproca tra Paesi. Ha anche tirato in ballo il bisogno di un’indipendenza energetica da Putin. Il 45% delle importazioni di gas in UE arriva dalla Russia, che è pure il Paese di rifermento per l’import di petrolio (27%) e di carbone (46%).

Si parla di una potenziale rinascita del nucleare. Di sicuro l’esigenza di ricercare altre fonti di energia, diverse dal gas, dal petrolio e dal carbone, adesso è diventata ancora più stringente. Se prima la spinta arrivava soprattutto dai rischi legati ai cambiamenti del clima, oggi viene anche dalla necessità di una nuova sovranità  per l’Europa. In ogni caso, difesa ed energia saranno una doppia priorità dell’Europa del futuro. Su questo aspetto i 27 membri dell’Unione si sono ritrovati concordi, tanto che l’unità di intento ha rafforzato i legami tra i diversi Stati membri.

La strada però è in salita. Il nodo è sulle risorse da destinare alla nuova difesa comune. I Paesi europei hanno sempre indirizzato cifre contenute alla difesa. Oggi la spesa militare di tutti gli Stati europei è di circa 200 miliardi di euro, più o meno l’1,5% del Pil. Questa spesa si è mossa in calo fino al 2014, poi ha cominciato ad aumentare di nuovo fino a raggiungere l’1,5%. Da ora in poi, serviranno molti soldi e il nuovo Fondo che da un lato punterà sulla difesa e dall’altro sull’indipendenza energetica dovrà avere una ricca dote. Su questo punto nelle discussioni dei leader si è affrontato il tema della possibilità di emettere debito comune attraverso i così detti eurobond.

Nella teoria il cammino verso il nuovo Fondo pare aperto ma se si guarda all’attuazione concreta del progetto, e soprattutto al suo finanziamento, allora tornano di nuovo a galla le fratture interne all’Unione. A remare contro ci sono, infatti, i Paesi così detti «frugali» che mostrano già disaccordo. Occorrerà mediazione e capacità di convincimento. In ogni caso, il conflitto in Ucraina sarà ancora una volta un’opportunità per fare un ulteriore passo verso una maggiore integrazione europea. È da vedere che cosa accadrà. Certo l’occasione non deve essere sprecata. Questo per rendere più forte l’Unione europea ma anche per difendere prosperità e Pace.

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