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Le «Borse politiche» hanno sempre le gambe corte. È una delle tante massime cui guardano i money manager nel decidere le scelte da fare. Significa che gli eventi politici internazionali, anche se di rilievo, hanno solo un influsso passeggero sull’andamento dei listini che, invece, guardano ai numeri delle società quotate.

Numeri e predizioni

Focus

Manufacturing Index dell’Institute of Supply Management (ISM)

Misura l’andamento dell’attività manifatturiera negli Stati Uniti.

Questa vecchia regola di Borsa è stata riscritta dagli accadimenti degli ultimi anni: le lunghe fasi di incertezza legate alla Brexit, le continue attese sul fronte  delle guerre commerciali e le ripetute incursioni via tweet del Presidente Usa, Donald Trump, non hanno dato tregua ai mercati che, tra crolli e rialzi lampo, sono diventati sempre più «politici». 

Ora provano a tornare alla teoria e ad orientarsi maggiormente con i numeri dall’economia reale. Anche perché, da un lato, gli eventi delle ultime settimane hanno temporaneamente, allontanato lo sguardo dagli aspetti di politica internazionale: il rischio Brexit senza regole pare scongiurato e un accordo tra Usa e Cina sembra più vicino. Dall’altro lato c’è, però, il timore che si stia avvicinando una nuova fase recessiva per l’economia mondiale. Per questa ragione, a catalizzare di più l’attenzione adesso sono i dati fondamentali, sia quelli macro, sia quelli micro. In particolare, la convinzione degli operatori è che le sorti dell’economia globale e dei listini azionari siano nelle mani dei numeri che arrivano dagli Usa. Ogni volta che riemergono dubbi sull’andamento del ciclo economico da quella parte del mondo, le ripercussioni si sentono su tutte le aree geografiche.

L’ultimo allarme è arrivato dal «Manufacturing Index dell’Institute of Supply Management» (ISM) che misura l’andamento dell’attività manifatturiera negli Stati Uniti. Nella rilevazione definitiva di settembre ha segnato la peggior contrazione degli ultimi 10 anni, vale a dire dalla crisi del 2009. E’ il segno di un rallentamento in corso e delle difficoltà per le aziende Usa che stanno pagando il conto della guerra dei dazi con la Cina. Già in agosto, l’indice aveva riportato il peggior andamento dal 2016.

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