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La pandemia causata dal Covid-19 ha impresso grandi cambiamenti e ha portato a profonde trasformazioni che segneranno il futuro di tutti noi.

L’America punta a diventare il perno del grande piano globale pro-clima.

Focus

L’American Jobs Plan

L’American Jobs Plan, recentemente lanciato dal nuovo presidente Usa, prevede una maxi dote di 2 mila miliardi di dollari che serviranno anche per modernizzare le infrastrutture e creare la più resiliente e innovativa economia del mondo, pronta ad affrontare la transizione energetica.

Certo è che sta anche dando un’enorme spinta agli sforzi per il clima e all’impegno per evitare i cambiamenti climatici che minacciano il nostro Pianeta. Da tempo in primo piano c’è una maggiore attenzione per le politiche di sostenibilità e per gli investimenti responsabili. Adesso l’emergenza sanitaria ha però fatto capire che serve puntare ancora di più sulla ricerca di risultati tangibili, con obiettivi chiari e condivisi da tutti i Paesi. L’acceleratore è quindi premuto sulla decarbonizzazione, la graduale riduzione delle emissioni di gas serra e sull’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050.

Nei prossimi 30 anni le nostre abitudini dovranno cambiare e la produzione e il consumo di energia dovrà diventare per forza più verde. Questo percorso, che in molti ambiti porterà a un ver e proprio cambio di paradigma, servirà a scongiurare il temuto riscaldamento globale e a frenare l’innalzamento della temperatura ben al di sotto dei 2ºC con gli sforzi per limitarlo a 1,5ºC, come previsto dall’accordo di Parigi del 2015. In questo senso il 2021 sarà sicuramente l’anno della grande offensiva per il clima e rappresenta il momento finora più importante per la transizione verso la neutralità carbonica.

È una delle tante eredità che ci ha lasciato la pandemia: dopo il Covid-19, i governi hanno messo in moto massicci piani di investimento per finanziare questo passaggio epocale e queste importanti misure adesso stanno segnando l’inizio di una nuova spinta mondiale. Di sicuro la decarbonizzazione sarà la più grande sfida dei nostri tempi ma non si giocherà soltanto sul piano climatico. In evidenza c’è anche il confronto tra le due grandi potenze economiche, Usa e Cina. Entrambe vedono in questo ambito una partita aperta e uno degli avamposti su cui misurarsi per la leadership del futuro.

Nella lotta ai cambiamenti climatici, l’America vede principalmente una questione strategica di sicurezza nazionale ma è anche convinta che nessun altro Paese sia meglio posizionato per invertire il trend delle emissioni dannose per l’ambiente. Questo anche grazie al supporto di un’economia fortemente innovativa e a un’industria finanziaria muscolosa che contribuirà alla svolta in corso. La Cina non è da meno. Da poco il Paese ha rivisto i propri obiettivi climatici: per il più grande emettitore di gas serra al mondo e storicamente una delle potenze più riluttanti nei confronti di impegni climatici condivisi il target è di arrivare all’appuntamento nel 2060.

Intanto Pechino è attualmente davanti a Washington come più grande produttore ed esportatore di celle solari, turbine eoliche, batterie, veicoli elettrici e così via. In più detiene quasi un terzo dei brevetti mondiali in energia rinnovabile. Lo sguardo è rivolto alle opportunità. Lo ha chiarito di recente il segretario di Stato Antony Blinken che ha detto che gli Stati Uniti non vedono il cambiamento climatico solo come una minaccia. Di sicuro attraverso l’impegno per il clima gli Usa mirano anche a contenere l’espansione dell’influenza cinese all’estero che, ai loro occhi, avviene anche tramite la corsa al primato nel campo delle tecnologie per le rinnovabili e per la mobilità sostenibile. Anche l’Europa è nella partita.

In questi anni l’UE ha promosso una legislazione avanzata in materia di sostenibilità ambientale, anche nel settore energetico. La decarbonizzazione è al centro degli sforzi, come dimostrato dall’adozione del Green Deal europeo in cui le politiche energetiche giocano un ruolo fondamentale. L’attenzione è alta. Il percorso fino al 2050 è però lunghissimo e le incognite non mancano. La prima è già alle porte. Il 2021 sarà, sì, l’anno decisivo per la transizione ma è anche quello che darà indicazioni sulla reale convinzione verde dei giganti dell’economia. Se la pandemia ha portato a una riduzione del 10% delle emissioni di C02 negli Usa nel 2020, adesso con la ripartenza in arrivo il clima sarà di nuovo messo a dura prova. Certo è che i decenni a venire saranno plasmati dalla transizione globale verso l’azzeramento delle emissioni nette. Il cammino è appena iniziato ma su questa rotta verso la neutralità climatica si giocherà anche una partita geopolitiche ed economica. Dire chi prevarrà nella nuova sfida non è semplice. In ogni caso, dal modo in cui verrà giocata la partita dipenderanno anche le sorti del nostro Pianeta.

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