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Carlo De Vanna
Intervista a
Team Investimenti Equity Italia
Fonte

Teleborsa

del 24-mar-2026
STAR cadenti tra guerra e AI. Ma la vetrina resta di valore

Le "stelle" di Piazza Affari sono quelle che performano peggio nel 2026. Carlo De Vanna, Co-responsabile della gestione sul mercato azionario italiano di Ersel, ne parla a Teleborsa.

Il FTSE Italia STAR, che rappresenta le società quotate sul segmento Euronext STAR Milan di Borsa Italiana, ha perso oltre il 15% da inizio anno, sottoperformando sia il FTSE MIB (-3,9% YTD) che altri indici più rappresentativi di small e midcap come FTSE Italia Mid Cap (-11,3% YTD), FTSE Italia Small Cap (-12,8% YTD) e FTSE Italia Growth (-3,8% YTD). Allargando lo sguardo, dopo la forte contrazione del 2022 (-28%) e un trend sostanzialmente stabile nel 2023 e 2024 (+3% e -5%, rispettivamente), nel 2025 l'indice STAR ha registrato una crescita del 10%. Tuttavia, la sottoperformance rispetto al FTSE Italia All Shares e allo STOXX Europe Small 200 è proseguita, rispettivamente del -17% e del -7%, secondo una ricerca di Intesa Sanpaolo. Dal 2022 al 2025 il FTSE STAR ha sottoperformato il FTSE Italia All Shares dell'80% e lo STOXX Europe Small 200 del 17%. [...]

Gli investitori esteri sono molto presenti nell'azionariato delle società STAR. Guardando alle quote detenute soltanto dagli istituzionali, gli italiani detengono il 24% della capitalizzazione, mentre il restante 76% è detenuto da investitori esteri, secondo dati Euronext. Spiccano gli Stati Uniti con il 29% (tra oltre 100 soggetti), l'Europa continentale che in totale pesa per il 26% (tra quasi 290 fondi) e il Regno Unito con l'11% (per circa 75 soggetti).

Questa presenza importante di soci d'oltreconfine può essere fonte di maggiore instabilità in situazioni di incertezza, come si è visto nelle ultime settimane, quando la stagione dei risultati societari ha avuto come sfondo la guerra in Medio Oriente, portando a reazioni scomposte di molti titoli alla pubblicazione dei conti. "Al di là di alcune trimestrali deludenti, che hanno innescato vendite significative, ci sono stati anche casi dove, nonostante risultati migliori delle attese, i titoli hanno continuato a scendere, a dimostrazione del fatto che in questa fase il mercato sia meno guidato dai fondamentali - sostiene Carlo De Vanna, Co-responsabile della gestione sul mercato azionario italiano di Ersel. -

C'è piuttosto un'uscita frettolosa e disordinata dai titoli meno liquidi e la ragione è che, come spesso comprensibilmente succede, soprattutto gli investitori esteri se non capiscono qualcosa o se hanno paura decidono di abbassare il rischio del portafoglio, vendendo soprattutto all'estero i titoli più piccoli, perché li conoscono meno o magari si tratta di società meno coperte dagli analisti".

De Vanna fa comunque notare che "il processo punitivo era già in atto prima dell'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran, in quanto venivamo da una fase in cui tanti titoli pesanti dello STAR erano stati penalizzati a causa dei timori per l'intelligenza artificiale e non perché i loro numeri fossero negativi. Tra l'altro, questi titoli rientravamo in panieri che alcune case di investimento estere offrivano ai loro clienti per shortare un basket di titoli e giocarsi il tema dell'intelligenza artificiale, con posizioni long su alcuni titoli e short su altri".

A oggi, Euronext STAR Milan comprende 61 società, per una capitalizzazione di mercato complessiva di circa 39 miliardi di euro. A livello settoriale, spiccano i 13 titoli di prodotti e servizi industriali (tra cui i big Interpump e Avio), i 10 titoli tecnologici (tra cui Reply, e Sesa), gli 8 finanziari (i più grandi Tamburi e Banca Ifis) e i 5 dell'healthcare (dove campeggia Amplifon). [...]

Non si è comunque osservato sul mercato STAR quell'accesso di aziende traballanti e forse non adatte alla quotazione che si è visto negli ultimi anni su Euronext Growth Milan (EGM), anche grazie ai requisiti stringenti che differenziano molto le società quotabili sui due mercati.

"Non tutte le società sono adatte alla quotazione, perché eventuali difficoltà poco dopo l'ingresso in Borsa rischiano di compromettere la credibilità dell'intero mercato - dice De Vanna - Da questo punto di vista, lo STAR in questi venticinque anni ha funzionato bene e i casi di aziende finite male sono pochissimi, mentre la maggior parte ha rispettato le regole ed è stata premiata. E non è un caso che gli investitori esteri - quando arrivano in Italia - guardano primariamente il FTSE MIB, ma poi se devono andare su quelle più piccole non vanno sul FTSE Italia Mid Cap ma sullo STAR, che comprende anche alcune del FTSE Italia Small Cap, perché trovano aziende con un flottante adeguato, un ufficio investor relations con cui relazionarsi e una corporate governance abbastanza aperta al mercato". [...]

Intervista a
Carlo De Vanna

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Team Investimenti Equity Italia
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Teleborsa

del 24-mar-2026
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