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Carlo De Vanna
Intervista a
Team Investimenti Equity Italia
Fonte

Teleborsa

del 02-lug-2026
Piazza Affari al giro di boa da prima della classe: ora IPO e FNSI al banco di prova

Il FTSE MIB è stato il miglior indice europeo nei primi sei mesi del 2026, stabilendo nuovi record storici sopra quota 53 mila punti ed esprimendo una capitalizzazione complessiva di oltre 1.000 miliardi di euro. Carlo De Vanna, Co-responsabile della gestione sul mercato azionario italiano di Ersel, ne parla a Teleborsa.

L'indice delle blue chip di Borsa Italiana, da sempre banco-centrico e con la seconda ondata di risiko bancario che ha continuato ad alimentare i corsi dei titoli finanziari e assicurativi, è stato spinto anche da acquisti su altri settori, in primis la tecnologia con i riflessi della corsa all'AI negli Stati Uniti, ma anche l'energia per la crisi in Medio Oriente e le infrastrutture in senso lato.

"L'indice italiano si è dimostrato ancora una volta davvero ben equilibrato - afferma Carlo De Vanna, Co-responsabile della gestione sul mercato azionario italiano di Ersel - C'è ovviamente un forte peso dei finanziari, ma anche i titoli energetici e le utilities hanno un ruolo importante, e quindi magari cambia il cavallo che corre di più ma la scuderia alla fine va bene. Quelli che faticano sono i ciclici e gli industriali, sia nelle large cap che - a maggior ragione per il peso relativo maggiore - nelle mid e small cap". 

Scendendo nei dettagli delle varie performance, il FTSE MIB ha guadagnato il 15% da inizio anno, piazzandosi davanti all'AEX (+13%) e all'IBEX (+13%), e staccando di gran lunga SMI (+7%), FTSE 100 (+6%), CAC 40 (+3%) e DAX (+2%) Per un quadro più completo, l'S&P-500 e il Dow Jones hanno fatto +8%, il Nasdaq 100 +16%, mentre il Nikkei 225 è balzato del 38%, il Kospi è raddoppiato e l'Hang Seng è sceso del 10%. Allargando lo sguardo agli altri indici di Piazza Affari, il FTSE Italia All-Share ha guadagnato il 14%, il FTSE Italia Growth solo il 6%, mentre il FTSE Italia STAR ha perso il 5%. Gli indici però non dicono tutto - le banche valgono il 37% del FTSE MIB (con Intesa Sanpaolo e UniCredit che da sole valgono il 27%) - e possono nascondere al loro interno delle performance anche molto diverse tra loro. [...] 

Focalizzandosi solo sul FTSE MIB, i migliori titoli sono stati STM (+187%, col fermento sui semiconduttori), Saipem (+81%, grazie alla crisi energetica), Prysmian (+69%, con la necessità di infrastrutture per l'energia), Telecom Italia (+58%, grazie all'operazione di Poste Italiane) e Tenaris (+47%, anche in questo caso per la situazione energetica internazionale). Se si prendono le cinque società a maggiore capitalizzazione, si trovano UniCredit (+11%), Intesa Sanpaolo (+1), Enel (+15%), Generali (+18%) e Ferrari (+2%). I peggiori sono stati invece Stellantis (-47%, che condivide le difficoltà con tutto il settore automotive ed è alle prese con un piano di rilancio e un nuovo management), Fincantieri (-40%, dopo che tutta la difesa aveva corso molto dal 2022), Amplifon (-31%, che ha portato a termine un aumento di capitale per finanziare una maxi acquisizione), Inwit (-22%, coinvolta in un aspro scontro legale e commerciale con Fastweb) e Nexi (-16%, con il focus che rimane sui cambiamenti nell'azionariato e sul debito significativo). 

I mercati di Borsa Italiana hanno registrato un controvalore di oltre 530 miliardi di euro nei primi sei mesi del 2026, in aumento di quasi il 20% rispetto al primo semestre dell'anno precedente, sfondando quota 100 miliardi nel mese di marzo con la volatilità causata dalla guerra in Medio Oriente. Restringendo l'analisi all'Euronext Growth Milan (il mercato di Borsa Italiana dedicato alle PMI ad alto potenziale di crescita) e ai primi 5 mesi dell'anno, il controvalore è stato di circa 760 milioni di euro (-2% rispetto allo stesso periodo del 2025), ben lontano dall'equivalente mercato di Oslo (1,46 milardi di euro) e di Parigi (438 miliardi di euro). Sono circa 200 le società quotate sul mercato regolamentato (140 su Euronext Milan e 60 su Euronext STAR Milan) e altrettante quelle su EGM (escludendo quello con le azioni sospese). La liquidità rimane la principale debolezza strutturale dell'EGM. [...]

I delisting hanno invece continuato inesorabili e sono già una quindicina da inizio anno (la maggioranza a seguito di OPA), per una capitalizzazione persa di oltre 14 miliardi di euro (pesano Pop Sondrio, le TIM Risparmio, Antares Vision e ALA) e sono una decina i casi in cui l'OPA è in corso (come Tinexta e Datalogic) oppure c'è stato solo l'annuncio dell'operazione di acquisizione o di fusione (l'ultima in ordine di tempo quella di ICOP su Trevi). Un freno ai delisting e un impulso alle quotazioni asfittiche potrebbe darlo il Fondo Nazionale Strategico Indiretto (FNSI), comparto di Patrimonio Rilancio gestito da CDP che è diventato operativo a inizio 2026 con una dotazione pubblica di 750 milioni di euro e un potenziale di mobilitazione superiore a 1,5 miliardi di euro, anche se i criteri di accesso e l'operatività dei primi operatori partiti indicano che le società target sono più le mid cap che le small cap e le micro cap dell'EGM.

La logica di investimento dei veicoli nati sotto l'ombrello del FNSI sarà "leggermente diversa" dai normali fondi promossi dalle SGR italiane, spiega De Vanna: "Essendo fondi chiusi, permettono di andare a comprare anche titoli relativamente poco liquidi, perché ci vuole un po' di tempo a costruire la posizione ma non c'è il rischio di doverla smontare in fetta e furia. Quest'anno abbiamo già assistito a tanti delisting, anche a causa di valutazioni basse - perché le società si sono quotate a multipli troppo alti, creando aspettative alte che non sono state in grado di rispettare - che rendono conveniente al fondatore riacquistare la società. Con questi nuovi fondi, scegliendo le aziende giuste con multipli interessanti e magari anche un business in ripresa, si potranno anticipare i delisting e fare belle operazioni". [...]

Guardando alla seconda metà del 2026, sebbene la geopolitica rimanga un fattore importante, i principali motori dei mercati potrebbero essere la politica monetaria e gli utili societari. Sul primo fronte, negli Stati Uniti l'economia continua a mostrare resilienza e la Federal Reserve ha adottato un tono più restrittivo, mentre in Europa l'inatteso rapido calo dei prezzi energetici dell'ultima settimana ha ulteriormente allentato la pressione per un rialzo dei tassi da parte della BCE. Sul secondo fronte, con l'inizio della stagione delle trimestrali del secondo trimestre, gli investitori seguiranno con attenzione gli indizi che dimostrino che il ciclo di investimenti nell'intelligenza artificiale possa continuare a sostenere i profitti, con i risultati che potrebbero diventare una fonte importante di volatilità visto che le aspettative relative alle spese in conto capitale legate all'AI, alla crescita dei ricavi e alla redditività sono elevate. [...] 

Il risultati del secondo trimestre saranno un banco di prova importante anche per le small e mid cap italiane per valutazioni sui fondamentali, anche considerando le numerose opportunità di investimento attraenti dopo i recenti cali. "Al netto di BFF Bank e Banca Ifis, che sono i titoli peggiori da inizio anno sul FTSE Italia Midcap ma con storie specifiche, negli altri casi tutte le aziende che hanno fatto male - come MARR, Interpump, Cementir o Reply - sono state penalizzate da aspettative di rallentamento dell'economia e dei consumi, ma nessuno può mettere in discussione che siano aziende solide, di qualità e ben gestite", fa notare De Vanna.

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Carlo De Vanna

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Teleborsa

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