Passa a
Sergey Efremov
Speaker, Author, Independent Investment Advisor
Luigi Capoani
Ricercatore e professore, Università Ca’ Foscari di Venezia
I tre Paesi rafforzano la cooperazione economica e strategica per affrontare instabilità globali, resilienza industriale e nuove sfide geopolitiche nell’economia internazionale.
L’Unione europea è un’importante unione politico-economica, nata come progetto di pace e oggi composta da 27 Stati membri. In un contesto globale caratterizzato da riallineamenti geopolitici, protezionismo e rinnovate tendenze nazionalistiche, vi è crescente attenzione al ruolo di partenariati tra Paesi che condividono valori simili. In tale contesto, la cooperazione tra economie avanzate impegnate nell’apertura dei mercati, nel coordinamento regolatorio e nel commercio internazionale può contribuire a preservare la competitività economica e a rafforzare i quadri esistenti di cooperazione.
Di conseguenza, una più profonda cooperazione istituzionale ed economica tra l’Unione europea e partner strategici – quali Canada e Giappone – potrebbe rafforzare l’integrazione transatlantica e i rapporti con l’area Indo-Pacifica. Insieme, queste economie rappresentano alcuni dei più grandi e avanzati mercati industriali e tecnologici al mondo, contribuendo a circa il 19.22% del PIL globale complessivo (2025).
L’estensione della cooperazione a settori quali commercio, catene di approvvigionamento, materie prime critiche e innovazione tecnologica con ulteriori partner affini, tra cui Regno Unito, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, potrebbe ampliare ulteriormente la portata economica e strategica di tali partenariati. Ciò porterebbe la loro quota combinata del PIL mondiale a circa il 24,19% nel 2025, e rafforzerebbe la diversificazione economica e la resilienza strategica in un contesto internazionale incerto. Inoltre, una cooperazione più intensa tra questi attori potrebbe favorire un maggiore coordinamento sul piano regolatorio, un dialogo politico più strutturato e l’elaborazione di approcci condivisi alle sfide globali.
Negli ultimi anni, la relazione tra l’Unione europea e il Giappone si è consolidata attraverso la creazione di una delle partnership più rilevanti per la proiezione dell’Unione nell’Indo-Pacifico. Tale cooperazione economica e strategica è stata ulteriormente rafforzata con la firma dell’Accordo di Partenariato Economico, entrato in vigore il 1° febbraio 2019.
L’Accordo garantisce la libera circolazione di beni e servizi, ma si estende anche a una più ampia cooperazione politico-economica, che comprende la sicurezza economica, la trasformazione digitale, la resilienza delle catene di approvvigionamento e la difesa di un ordine internazionale basato sul multilateralismo e sulla governance democratica.
L’Economic Partnership Agreement tra UE e Giappone ha già contribuito in modo significativo alla liberalizzazione degli scambi, riducendo tariffe e barriere commerciali, e rappresenta un accordo centrale all’interno di un mercato avanzato profondamente integrato nelle catene del valore globali. Infatti, con 66,9 miliardi di euro di esportazioni e 63,8 miliardi di euro di importazioni, il Giappone si è classificato rispettivamente al sesto (export-UE) e al nono (import-UE) posto tra i principali partner commerciali extra-UE dell’Unione nel 2024.
L’impegno nel multilateralismo, nella stabilità regolatoria, nella sicurezza economica e nella cooperazione caratterizza l’approccio canadese, rendendo il Canada un partner strategico imprescindibile. Negli ultimi anni, l’UE e il Canada hanno rafforzato la propria cooperazione attraverso un Partenariato per la Sicurezza e la Difesa, esprimendo al contempo l’interesse a potenziare gli accordi commerciali esistenti.
Parallelamente, le recenti tensioni commerciali e il ricorso a misure tariffarie da parte degli Stati Uniti stanno alimentando crescenti preoccupazioni di resilienza economica e strategica. Mentre Stati Uniti e UE hanno negoziato un tetto tariffario del 15% sulla maggior parte delle esportazioni europee, anche i prodotti industriali e automobilistici giapponesi sono stati soggetti a dazi del 15%. Alla luce dell’imposizione di dazi americani del 25% sui prodotti canadesi, in Canada il dibattito politico ed economico sulla diversificazione commerciale e sulla riduzione della dipendenza economica dagli Stati Uniti è ormai centrale, come affermato dal Primo Ministro Mark Carney. Questo contesto potrebbe dunque creare le condizioni favorevoli per la creazione di un partenariato strategico UE-Canada-Giappone.
L’attuale contesto delle relazioni commerciali globali ha inoltre reso prioritaria, nel dibattito internazionale, la riforma della World Trade Organization. In questo contesto, nel novembre 2025 è stato istituito il primo EU-CPTPP Trade and Investment Dialogue dedicato alla diversificazione commerciale, alla resilienza delle catene di approvvigionamento e al commercio digitale.
Oltre agli aspetti puramente economici, tale scenario ha incentivato l’intensificazione della cooperazione UE-Giappone sul piano politico, includendo obiettivi comuni di pace e stabilità come risposta alle sfide globali emergenti. Infatti, dal 1° gennaio 2025, con l’entrata in vigore dello Strategic Partnership Agreement, la relazione politico-strategica tra i due Paesi è stata ulteriormente rafforzata, espandendo l’accordo di cooperazione a nuove questioni internazionali, in particolare, a materie di sicurezza e governancemultilaterale.
Questa evoluzione si riflette anche nei recenti dialoghi tra Bruxelles e Tokyo, nei quali emergono temi di sicurezza economica e di resilienza, nonché la volontà condivisa di rafforzare il coordinamento su tecnologie emergenti, infrastrutture digitali e governance dei dati. Tokyo non rappresenta semplicemente un partner economico, ma un imprescindibile interlocutore strategico per garantire stabilità regionale e sicurezza marittima, oltre alla difesa di un ordine internazionale democratico e pacifico.
In un panorama globale incerto, in cui il multilateralismo appare in crisi e gli Stati Uniti sembrano ridurre il loro tradizionale ruolo di garanti dell’ordine internazionale, il ruolo delle Middle Powers assume crescente rilevanza. Recenti analisi evidenziano infatti l’emergere di una finestra di opportunità per questi attori, i quali, pur mantenendo i propri interessi nazionali, stanno diversificando e rafforzando rapporti diplomatici ed economici con partner like-minded.
In questo quadro, la relazione UE-Giappone è significativa, dimostrando come la volontà di preservare l’ordine internazionale possa favorire nuove forme di cooperazione interregionale sulla base di obiettivi condivisi in materia di commercio, sicurezza e innovazione. Tali dinamiche di diversificazione e convergenza delle Middle Powers includono anche il Canada, un importante interlocutore globale per la sua posizione strategica nelle catene di approvvigionamento.
Infatti, il Canada occupa nodi strategici in reti produttive fondamentali tra cui minerali critici, risorse energetiche, acciaio, alluminio, legno e manifattura avanzata, conferendogli un certo grado di leva nelle relazioni economiche internazionali e rendendolo un partner centrale nelle strategie di resilienza e diversificazione tra economie affini. Il suo crescente orientamento verso partenariati con Paesi like-minded riflette, dunque, un’ampia strategia di diversificazione dei rapporti economici e di rafforzamento della sicurezza e del proprio posizionamento in Europa e nell’Indo-Pacifico.
Inoltre, in un contesto globale caratterizzato dalla competizione tra grandi blocchi, il PIL a prezzi correnti combinato di UE, Giappone e Canada evidenzia il peso di tale aggregazione: pari a oltre 27.990 miliardi di dollari (IMF, 2025) [1], esso supera l’economia cinese di oltre 40% e rappresenta oltre il 90% di quella statunitense. La cooperazione, pertanto, assume una rilevanza sia politica che economica.
Al tempo stesso, tale partenariato non dovrebbe essere considerato come una coalizione economica e geopolitica esclusiva, ma come un quadro di cooperazione volto a favorire una crescente convergenza tra partner affini, uniti da valori condivisi di democrazia, della vita umana ed equità sociale, nonché da obiettivi comuni quali la preservazione di un ordine economico basato su regole, la pace e la sicurezza umana, in risposta alle attuali sfide di resilienza economica e coordinamento multilaterale.
Nei primi mesi del 2026, Canada e Giappone hanno annunciato l’istituzione di una Comprehensive Strategic Partnership, volta ad ampliare la cooperazione bilaterale oltre la dimensione commerciale. L’accordo include sicurezza economica, resilienza delle catene di approvvigionamento, tecnologie emergenti, energia e scambio commerciale tra le due economie. Inoltre, i dati rivelano una forte dipendenza commerciale dal mercato statunitense, al quale è destinato circa il 77% dell’export canadese. Ciò riflette ulteriormente le vulnerabilità strutturali del Paese e il conseguente interesse a rafforzare e diversificare i propri legami economico-strategici nell’area dell’Indo-Pacifico. Tali necessità trovano ampio sostegno nella volontà politica di entrambi i Paesi, soprattutto alla luce delle pressioni protezionistiche.
Un più stretto coordinamento economico potrebbe produrre immediatamente vantaggi concreti, tra cui maggiore diversificazione degli scambi commerciali, cooperazione nel commercio digitale, rafforzamento della resilienza delle catene di approvvigionamento, espansione dei mercati per le imprese locali e maggiore capacità di influenzare l’architettura del commercio globale, oltre alla possibilità di beneficiare reciprocamente delle cooperazioni commerciali già esistenti tra UE, Giappone e Canada. Ad esempio, le relazioni del Canada e dell’UE con il Mercosur (Mercato Comune del Sud America) rappresentano casi evidenti di come l’impegno dei Paesi nella cooperazione possa favorire la crescita economica globale e rispondere al bisogno condiviso di un’unione commerciale più estesa.
Allo stesso tempo, iniziative di questo calibro richiedono un complesso lavoro di coordinamento politico, soprattutto se coinvolgono economie avanzate con priorità settoriali e interessi commerciali diversi. Come evidenziato da Robert O. Keohane (1984), la cooperazione politico-economica tra Stati interdipendenti risulta intrinsecamente complessa non solo a causa di conflitti distributivi, ma anche per gli elevati costi di coordinamento legati alla negoziazione degli interessi comuni e al monitoraggio reciproco, nonché per i costi reputazionali associati al mantenimento della credibilità. Per questo motivo, un’eventuale unione tra UE, Canada e Giappone potrebbe inizialmente coinvolgere solo alcuni Stati membri dell’Unione europea. Inoltre, complessi meccanismi di coordinamento richiederebbero una maggiore unità e un ulteriore processo di federalizzazione all’interno della stessa UE, rendendo estremamente attuale l’idea di Churchill degli Stati Uniti d’Europa. Analogamente a quanto avvenuto con Schengen o con la zona euro, la nuova unione potrebbe inizialmente includere un gruppo limitato di Paesi disposti a procedere con i relativi referendum.
La solidità del rapporto bilaterale tra Giappone e UE offre una base su cui osservare e sviluppare forme di collaborazione più estese con partner accomunati da valori condivisi.
La prospettiva di un coordinamento rafforzato tra Canada, UE e Giappone può pertanto rappresentare una valida risposta alla necessità di maggiore cooperazione tra democrazie. Questa prospettiva suggerisce una progressiva convergenza nella definizione di standard comuni, priorità economiche e strumenti di resilienza, riflettendo l’adattamento delle politiche estere a un contesto internazionale in cui interdipendenza economica, sicurezza e governance tecnologica risultano più interconnesse.
Inoltre, le attuali instabilità globali e i tentativi regionali di sfruttare il sentimento nazionalista ricordano gli errori che hanno portato alle due guerre mondiali e, in ultima, alla creazione dell’UE come il più grande progetto di pace nella storia moderna dell’umanità, volto a preservare l’unità ed evitare le devastazioni causate dal nazionalismo. Questo contesto pone una domanda rilevante: quanto può essere efficiente e, soprattutto, sostenibile un sistema internazionale basato sull’idea degli Stati nazionali? Esistono soluzioni migliori per organizzare il benessere umano rispetto alla logica dei cosiddetti Stati-nazione? Unioni economiche estese, la libera circolazione di beni, servizi, persone e capitali, instaurate tra Unione europea, Canada, Giappone e un più ampio numero di Paesi, potrebbero porre le basi per nuove forme di governance internazionale, restituendo all’umanità una conoscenza fondamentale: ogni essere umano è uguale, pur essendo ciascuno unico e diverso.
Questa schermata consente al tuo monitor di consumare meno energia quando il computer resta inattivo.
Clicca in qualsiasi parte dello schermo per riprendere la navigazione.