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Il tema del momento negli USA, ed anche sui mercati finanziari, è la possibilità o meno che la FED riduca il ritmo di acquisti di obbligazioni (QE3) già prima della fine dell’anno.

Quadro Macro

Stati Uniti

Date le incertezze sul contesto macro, dove non appare chiaro se i ritmi di espansione del PIL e dell’occupazione siano destinati a rimanere in linea con il recente passato o a mostrare un leggero progresso, la FED appare intenta a guadagnare spazio di manovra per poter reagire al manifestarsi di uno dei due scenari sopra delineati. Questo ha messo in fibrillazione i mercati che temono un’uscita anticipata del QE3, con conseguenze negative sia sul reddito fisso che sulle attività di rischio. L’atteggiamento della banca centrale sarà dettato dai dati economici di prossima pubblicazione. Le recenti statistiche sul mercato del lavoro non aiutano però a chiarificare la situazione.
 

Area Euro

Dal punto di vista congiunturale i primi dati di maggio segnalano un proseguimento della moderata tendenza al rialzo degli indicatori anticipatori, sia a livello aggregato (indici PMI) che a livello di singolo paese (grafico sopra riportato). Queste evidenze confermano il nostro scenario di riferimento per la fine della recessione in Europa durante i mesi estivi, ed un moderato ritorno alla crescita nella parte finale del 2013. L’altro appuntamento di rilievo è stato quello della BCE, la quale ha esposto la revisione delle proprie previsioni su crescita ed inflazione per il 2013 e il 2014. Per l’anno in corso le crescite medie sono stimate pari a -0,6% e 1,4%, mentre per quello successivo il PIL dovrebbe crescere dell’1,1% e l’inflazione attestarsi all’1,3%. Con questi numeri appare difficile che si possa pensare ad una BCE nell’imminenza di ridurre ulteriormente il costo del denaro e ancor meno disposta a portare in negativo il tasso sui depositi. La bassa inflazione attesa, però, lascia spazio di manovra nel caso la situazione dovesse peggiorare.

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