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ISM e mercato del lavoro confermano un’economia in salute che al momento però non sta ingenerando pressioni sui salari e quindi sui prezzi. Il tema è importante in quanto, una volta accertato lo senario di crescita, per prevedere l’operato futuro della FED occorre verificare le pressioni inflazionistiche presenti nell’economia USA.

Quadro Macro

Stati Uniti

La principale determinante dell’inflazione sono i salari, a loro volta influenzati dal tasso di disoccupazione. Qui però si apre l’interrogativo di quale misura guardare, se il tasso di disoccupazione complessivo o quello di chi ha perso il lavoro da meno di 15 settimane. Le due misure sono andate sempre di pari passo (si veda il grafico sopra riportato), ma recentemente si è andata a formare una certa distanza. Se la dinamica salariale fosse legata più a quest’ultima statistica (come alcuni studi accademici sembrano suggerire) potremmo vedere aumenti delle retribuzioni già nell’anno in corso, con conseguenze sulla funzione di reazione della FED. Non a caso dal FOMC di dicembre, all’ultimo, tenutosi in marzo, le proiezioni sui Fed funds sono state moderatamente riviste al rialzo dagli stessi membri della banca centrale. 
 

Area Euro

Il comitato mensile di politica monetaria ha indubbiamente influenzato i mercati finanziari, azionari e obbligazionari denominati in euro, e il cambio euro dollaro. Gli operatori sono rimasti impressionati dal fatto che Draghi in conferenza stampa abbia detto che in seno al comitato sono state discusse tutte le opzioni di politica monetaria, straordinarie e non, compreso il QE, e che il Consiglio è pronto ad agire su tutti questi fronti se necessario, ovvero se le attese formulate dalla banca centrale sulla risalita dell’inflazione si riveleranno troppo ottimiste. L’accenno esplicito ad agire sul QE forse è stato la novità più rilevante, come il fatto che questo possa essere attuato non solo di fronte a deflazione manifesta ma anche a prezzi troppo a lungo stagnanti. Tuttavia i commentatori appaiono divisi sul tipo di strumenti che la BCE potrebbe decidere di comprare: obbligazioni governative, corporate bond o prestiti bancari cartolarizzati. Tuttavia occorre anche notare che di fronte ad un dispiegamento verbale molto imponente non sono state apportate variazioni alla politica monetaria corrente. Quindi sarà lo scenario futuro
sull’inflazione a determinare le prossime mosse della BCE.