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Se l’Italia fosse un’azienda, Mario Draghi verrebbe definito un turnaround manager, uno di quei dirigenti chiamati nei momenti di crisi a ristrutturare in fretta e furia i conti, rimettere mano ai piani di costi e per rilanciare il business. Il momento per l’Italia è di difficoltà e la pandemia rischia di peggiorare un quadro già complicato.

L’arrivo di Draghi al timone del Paese

Focus

Il banco di prova

Dall’Italia all’Europa, il banco di prova del nuovo governo Draghi sarà internazionale: a fi ne febbraio, per la prima volta, l’Italia assumerà la Presidenza del G20, il forum che riunisce i capi di Stato e di governo delle 19 prime economie al mondo, più l’Unione europea. «Persone, Pianeta e Prosperità» sono i tre pilastri sui quali il nostro Paese fonderà la propria guida del forum. Da questo palco internazionale il nuovo governo dovrà gestire il ruolo di guida e coordinamento dei lavori. Sarà anche questo un nuovo punto di partenza per costruire le basi e le politiche del mondo che verrà.

L’arrivo di Draghi al timone del Paese ha però acceso grandi speranze e ha innescato una forte euforia sui mercati.

Al mercato italiano si sono subito riavvicinati quegli operatori sempre a caccia di storie di rilancio che adesso vedono un grande potenziale nel nostro Paese e che credono nelle capacità di Draghi anche come garante di un dialogo più costruttivo con l’Europa. La sfida è grande. L’ex numero uno della Banca centrale europea (Bce) dovrà traghettare il Paese fino alle sponde della ripresa. Non si fermerà al medio periodo ma dovrà mettere in piedi un piano di ampio respiro con obiettivi di lunghissimo termine. L’attesa degli operatori questa volta è di una svolta epocale che segni una ripartenza non solo
per il nostro Paese ma che riesca a imprimere una scossa che tocchi l’Europa intera. Draghi, che già nel 2012 con la sua famosa frase «whatever it takes» era riuscito a salvare l’euro, adesso ha il compito di ritrovare la strada di uno sviluppo stabile per l’economia dell’Italia, e non solo. Dalla sua parte ha un contesto favorevole grazie ai 209 miliardi di euro di risorse da spendere per l’Italia del Recovery Fund Ue. In più gioca in una fase che sarà molto probabilmente segnata già da quest’anno da una probabile ripartenza dell’economia.

Le agenzie di rating sono positive su questo aspetto: se la situazione sanitaria si normalizzerà e resteranno in vigore stimoli fiscali e monetari, il rimbalzo del Pil italiano nel 2021 arriverà al 5,3% dopo una contrazione dell’8,8% nel 2020.
È quanto ha detto S&P in un focus sulle prospettive italiane.
Di sicuro il cammino non sarà semplice. L’agenda di riforme è
pressante e l’emergenza sanitaria richiede di intervenire prima di tutto sulla pandemia. Secondo Oxford Economics il primo sforzo del nuovo governo dovrà essere rivolto alla campagna vaccinale. E Draghi ha già detto di voler accelerare «con tutti
i mezzi disponibili». Poi sarà la volta del Recovery Plan, il piano
italiano da presentare all’Europa per avere accesso ai miliardi
di fondi per il nostro Paese, quasi un terzo dell’intera dote a
disposizione del Vecchio Continente. Successivamente toccherà alle riforme strutturali che il Paese aspetta da tempo e che dovranno risollevare l’Italia dalla stagnazione dell’ultimo decennio e portare a ridurre l’indebitamento. Questo sarà
il vero nodo per il futuro.
Tra le riforme citate da Draghi nel suo discorso al Senato ci sono la riforma del fisco e una riduzione dell’elevata pressione fiscale sul ceto medio, la riforma del sistema giudiziario, la riforma della pubblica L’attesa degli operatori è di una svolta
epocale amministrazione, la riforma del mercato del lavoro e gli sforzi nella direzione di un impegno verde contro il cambiamento climatico.
Sono queste, in buona sostanza, le novità che i mercati si aspettano da un’Italia a guida Draghi. Gli ingredienti giusti non mancano e c’è anche qualche carta in più da giocare. L’ha sottolineata l’agenzia di rating S&P, che ha ricordato che
il nostro Paese «è ancora in una posizione leggermente migliore di alcuni dei suoi vicini, grazie al suo settore manifatturiero relativamente grande, che è stato meno colpito dal secondo lockdown rispetto al settore dei servizi».
L’occasione è unica e l’attenzione del mercato sarà grande sul nostro Paese.

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Ersel