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Dopo una decina di anni in cui non dava più notizie di sé, l’inflazione torna di nuovo a rappresentare un motivo di preoccupazione. Molti esperti sono convinti che, non appena l’economia avrà nuovamente ripreso a girare a pieno regime, scatterà anche una corsa dei prezzi e a velocità che non si vedevano da tempo.

L’attesa degli operatori è di una svolta epocale

Focus

Il boom dei consumi

«The Economist» ha già paragonato la fase attuale di sostegni e ripartenza a quella del secondo dopoguerra in Usa. All’epoca, il Paese fu attraversato da una forte euforia dei consumi che diede per anni slancio all’economia. Questa volta a spingere sull’inflazione sarà anche la grande domanda di materie prime, come petrolio e rame, che non sarà totalmente soddisfatta dall’offerta.

Ai nuovi fautori della risalita dell’inflazione continuano però a contrapporsi quegli economisti che sostengono che l’inflazione è strutturalmente morta e che l’unica cosa di cui preoccuparsi continua a essere la deflazione. E’ ancora presto per capire quale delle due ipotesi sia davvero più fondata, tuttavia i segnali di un cambiamento in corso sono evidenti.

L’andamento interessa gli Stati Uniti. Qui l’indice dei prezzi al consumo è all’1,7% dall’1,4% di gennaio ma potrebb aumentare ancora sull’onda della ripresa economica e soprattutto con la grande quantità di denaro in arrivo dal maxi piano di aiuti da 1.900 miliardi di dollari messo a punto dall’amministrazione Biden.

Gli stimoli economici potrebbero portare a uno boom dei consumi. «The Economist» ha già paragonato la fase attuale di sostegni e ripartenza a quella del secondo dopoguerra in Usa. All’epoca, il Paese fu attraversato da una forte euforia dei consumi che diede per anni slancio all’economia. Questa volta a spingere sull’inflazione sarà anche la grande domanda di materie prime, come petrolio e rame, che non sarà totalmente soddisfatta dall’offerta. Intanto i tassi d’interesse dei titoli di Stato Usa, che anticipano i movimenti dei prezzi, sono saliti: il rendimento del Tbond, l’emissione di riferimento equiparabile al nostro Btp, si è portato vicino all’area del 2%. Solo qualche mese fa, in agosto, quotava ai minimi assoluti dello 0,52%. Il timore degli operatori è che se l’inflazione dovesse sfuggire di mano, allora la Federal Reserve potrebbe aumentare il costo del denaro. Questo dopo anni a tassi praticamente a zero.

La prospettiva agita i mercati che vedono minacciata soprattutto la parte obbligazionaria e in seconda battuta il mercato equity. Il trend dei prezzi per ora è ancora da decifrare fino in fondo. Per molti osservatori si tratta soltanto di una fiammata temporanea destinata a rientrare. Lo stesso presidente della Federal Reserve (Fed) Jerome Powell ha ripetuto più volte che il pacchetto di stimolo in arrivo difficilmente porterà a un aumento indesiderato dell’inflazione. In ogni caso ha sottolineato che la Banca centrale dispone degli strumenti necessari per affrontare le crescenti pressioni sui prezzi. «La nostra opinione è che l’effetto sull’inflazione non sarà né particolarmente ampio né persistente» ha spiegato. Stessa linea anche dal fronte Bce con la presidente dell’Istituto centrale che ha detto di vedere nel 2021 l’inflazione attestarsi in media all’1,5%, al di sopra dell’1% visto in precedenza. Le proiezioni però sono sempre state sovrastimate. Inoltre le aspettative della Bce a più lungo termine sono rimaste pressoché invariate, indicando che le deviazioni di quest’anno sono principalmente causate da fattori una tantum che non alterano il quadro generale.

Tuttavia, il recente aumento delle aspettative di inflazione e il conseguente aumento dei rendimenti dei governativi non è passato inosservato alle Banche centrali. Per ora sono intervenute soltanto a parole. Certo è che finora hanno mostrato di non temere un rialzo dei prezzi e hanno indicato così di voler restare salde alleate dei mercati anche in caso di surriscaldamento dell’economia. Come ribadito più volte dal Presidente Jerome Powell, la Federal Reserve non reagirà a questi aumenti che considera temporanei, perché si concentra su obiettivi d’inflazione medi nel tempo. Inoltre, attenderà il raggiungimento della piena occupazione prima di prendere in considerazione rialzi dei tassi. Per questo i timori degli operatori potrebbero sfreddarsi nei prossimi mesi anche se la prudenza dovrà comunque restare in primo piano. 

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