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La settimana americana è stata densa di eventi. Dal lato della politica monetaria i commenti della FED allo scenario per crescita ed inflazione sono da considerarsi a nostro avviso leggermente più guardinghi del previsto, dato che si è riconosciuto come l’inflazione sia ora più vicina al target di riferimento, e che sia sceso di molto il rischio di deflazione.

Quadro Macro

Stati Uniti

Dal lato occupazione sono stati riconosciuti i progressi nel tasso di disoccupazione, e si è dovuto allargare lo sguardo ad altri indicatori, caratterizzati da progressi meno marcati, per poter descrivere l’intero mercato occupazionale come ancora in una fase di sottoutilizzo delle risorse. I miglioramenti sia dal lato crescita che inflazionedovrebbero avvicinare la FED al momento in cui dovrà annunciare l’inizio della fase di normalizzazione dei tassi. Al momento tale dichiarazione esplicita è mancata, perché la banca centrale sembra voler acquisire maggiori certezze sullo stato dell’economia prima di porre all’ordine del giorno l’avvio dei ciclo di rialzo dei tassi. A questo proposito le nuove informazioni che giungono dall’economia reale sono di un PIL che in Q2 ha ripreso vigore, e non solo per l’apporto, comunque importante, delle scorte, ma anche grazie alla ripresa dei consumi e degli investimenti delle imprese e residenziali. La fiducia degli imprenditori manifatturieri si mantiene elevata, mentre le notizie sul fronte occupazionale sono contrastanti, soprattutto per quel che riguarda l’aspetto delle remunerazioni. L’employment cost index in Q2 ha mostrato una significativa accelerazione, che però non si è riscontrata nel dato mensile sulle paghe orarie. Quindi un mercato del lavoro che in termini di numero di nuovi occupati si mantiene su un trend favorevole, ma che al momento non sembra ancora generare eccessive pressioni sui salari, aiutando la FED nella sua impostazione prudenziale circa l’avvio della fase di rialzo dei tassi. 

Area Euro

In settimana le notizie su crescita e inflazione non sono state favorevoli dato che la revisione dei sondaggi di fiducia PMI del settore manifatturiero è stata al ribasso, mentre l’inflazione nella sua componente headline ha toccato il nuovo minimo di periodo allo 0,4% rispetto ad attese a un decimo più elevate. Questi dati non vanno interpretati in maniera eccessivamente negativa in quanto per i PMI si tratta di una revisione al ribasso della sola componente manifatturiera, mentre occorre vagliare il dato sui servizi che varrà pubblicato in settimana per un giudizio più completo. Inoltre per quanto riguarda l’inflazione il calo si è avuto nella componente generale, mentre la core continua a muoversi in area 1 0,5% YoY oramai da parecchi mesi. Inoltre ad attenuare queste notizie negative occorre menzionare l’esito favorevole del sondaggio sulla situazione del credito condotto trimestralmente dalla BCE che segnala una situazione di quasi ritorno alla normalità sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta. Una notizia negativa aggiuntiva è venuta dall’effetto sul PIL stimato dalla Commessione europea delle sanzioni alla Russia. Secondo tale analisi le ritorsioni commerciali potrebbero sottrarre al PIL dell’Unione Europea (non dell’area euro) 0,3% di crescita quest’anno, e 0.4% il prossimo. Al momento nessun analista di mercato ha incorporati tali effetti nelle proprie stime sul PIL dell’aggregato.