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Paola Giubergia
Intervista a
Responsabile relazioni esterne di Ersel
Fonte

La Stampa

del 04-mag-2026
La banca, il sociale la filantropia e l'arte: ecco il modello Ersel

"Un'esposizione per raccontare l'oro. L'impegno della famiglia lega musica, inclusione e città". Parla Paola Giubergia, Responsabile Relazioni Esterne del Gruppo Ersel, a La Stampa.

«Nessuno mi ha mai detto "devi fare", a me viene naturale»: è la cifra di Paola Giubergia, Responsabile relazioni esterne del Gruppo Ersel, la storica banca privata torinese fondata nel 1936 che quest'anno compie 90 anni. Entrata in azienda quasi per caso dopo una prima vita da imprenditrice, ha costruito nel tempo un modello culturale unico: oltre cento mostre nelle sedi Ersel, una fondazione musicale dedicata al padre, la presidenza di Lingotto Musica, il Centro Paideia.

L'ultima di queste mostre è The Golden Hour — L'oro dal figurativo all'astrattismo, a cura di Chiara Massimello: 60 opere dal Quattrocento ai giorni nostri, a Torino in Piazza Solferino fino al 22 maggio e poi a Milano dal 5 giugno. «L'oro è anche una moneta - spiega -, con la finanza c'è un filo naturale».
 

Perché l'oro, e perché proprio ora questa mostra?


«L'oro si inserisce in una serie di mostre dedicate ai colori, dopo White Note, Red e Forever Green. Ed è capitato nel 2026, anno in cui compiamo 90 anni: il legame era evidente. Ma c'è anche una storia più lunga dietro. La sala espositiva nasce nel 2003, quando gli uffici si sono concentrati in un unico palazzo. Mio padre immaginava di farci dei concerti - in realtà lo spazio non aveva le caratteristiche giuste. Quando ho cessato la mia attività commerciale, mi ha detto: "Pensiamo insieme ad una alternativa per il suo utilizzo".

Capita che accompagni mio padre dal principe Caracciolo e lì incontro Tullio Pericoli. Gli racconto della sala, lui mi propone una mostra: quella è stata la prima, con l'inaugurazione della sede. Da lì è nato il mio ruolo in Ersel, un percorso arrivato fino a oggi».
 

Sessanta opere, dal Medioevo a Vezzoli. Quale esperienza si vive alla mostra?


«L'impatto visivo è immediato e potente. Con i fondi oro siamo nel cuore del contrasto tra antico e contemporaneo: lo si percepisce appena si entra. Abbiamo attraversato insieme alla curatrice Chiara Massimello le epoche dai fondi oro antichi fino a Fontana, Penone, Vezzoli. E poi c'è la dimensione della fiducia: convincere un collezionista a separarsi da un'opera che ha in casa da anni richiede un  rapportoconsolidato, una credibilità costruita nel tempo.

La sera dell'inaugurazione i galleristi erano tutti insieme - cosa rara. C'era una bella atmosfera, si scambiavano idee. Per le gallerie non è un momento semplice, ma quella sera si respirava qualcosa di diverso». [...]
 

Mostre gratuite, concerti aperti, il Centro Paideia: c'è un senso di responsabilità verso la città?


«É un impegno che nasce da mio padre, filantropo e mecenate, e portato avanti anche con mio fratello. Nessuno mi ha mai detto "devi fare", a me viene naturale, perché ho respirato quell'aria per tutta la vita. La cultura è inclusiva, abbatte le distanze. Le nostre mostre sono aperte a tutti, durante il periodo espositivo, sia a Torino che a Milano, un modo per essere vicini alla città». Come le fondazioni. «La Fondazione Paideia nasce 33 anni fa da piccole cose: dal primo ecografo donato al Sant'Anna siamo arrivati a costruire il Centro Paideia, dove bambini normodotati e con disabilità si incontrano ogni giorno. Lì non esistono distinzioni: il dolore accomuna, la gioia accomuna».
 

Suo padre è il filo che lega tutto: la fondazione musicale, la sede, le mostre


«Mio padre, detto l'ingegnere, era un uomo di finanza, con un forte carisma. Oggi lo portano ancora tutti nel cuore. Non era amante della mondanità ma riservava il suo tempo libero alla famiglia e alla sua grande passione che era la musica. Da lì è nata la Fondazione Renzo Giubergia. Ha lasciato un fondo, ma soprattutto ha lasciato un modo di stare al mondo. Noi investiamo in queste iniziative senza cercare un ritorno economico, se non quello di creare incontri autentici. Il nostro impegno e la nostra presenza in tutti questi ambiti è costante, valori che tramandiamo alle generazioni future».

 

Intervista a
Paola Giubergia

Paola Giubergia

Responsabile relazioni esterne di Ersel
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La Stampa

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