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Per quanto concerne la crescita non vi sono novità di rilievo da segnalare: indicatori anticipatori e statistiche di economia reale sono concordi nel delineare un profilo di espansione del PIL per i prossimi trimestri in area 3%.

Quadro Macro

Stati Uniti

Per quanto riguarda l’inflazione si nota un calo delle aspettative di mercato dedotte dal confronto tra tassi nominali e tassi reali e di quelle dei consumatori espresse nei sondaggi del Conference Board e dell’Università del Michigan. La funzione di reazione della FED è chiaramente “data dependent”, la banca centrale americana può concentrarsi con particolare attenzione sulla crescita dato un contesto inflazionistico assolutamente non preoccupante. Questo vuole dire che non vi sono motivi particolarmente impellenti per agire in senso restrittivo sui tassi. 
 

Area Euro

In questa fase i dati europei sulla crescita sono guardati con molta attenzione, per poter meglio quantificare la perdita di momentum nel nostro continente. Le ultime statistiche non hanno però aggiunto pessimismo, in quanto gli indici PMI hanno mostrato segnali di stabilizzazione, e il PIL del terzo trimestre è risultato leggermente al di sopra delle aspettative. Purtroppo per quanto riguarda i trend non vi sono novità di rilievo circa il contesto inflazionistico. L’headline è sui minimi, la core è nella parte bassa del range in cui da un anno si muove. La BCE con il nuovo speech di Draghi vuole indurre i mercati ad assumere posizioni più elevate nella scala del rischio, ricordando che nei paesi anglosassoni l’espansione di bilancio ha portato gli investitori a muoversi lungo la curva dei governativi, a puntare su obbligazioni e azioni societarie e a una svalutazione del cambio. L’aspettativa tra gli operatori è quindi elevata e nei prossimi mesi Draghi dovrà consegnare qualche iniziativa concreta pena il rischio di una grossa delusione da parte dei mercati.

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