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Grazie soprattutto alla tenuta degli USA la crescita globale quest’anno non scenderà molto rispetto a quella dello scorso anno, nonostante il rallentamento degli emergenti e le recenti delusioni delle aspettative nell’area euro.

Quadro Macro

Stati Uniti

Gli indicatori anticipatori USA rimangono ben impostati, e i dati di economia reale sostengono aspettative di crescita trimestrale nell’intorno del 3%. L’inflazione rimane in area 2% (target della banca centrale) senza però che vi sia al momento una spinta da parte dei salari. In questo contesto la FED a ottobre terminerà l’espansione del bilancio, ed il prossimo anno agirà sui tassi probabilmente a partire dal secondo trimestre. Di grande rilievo il fatto che il mercato non creda alle aspettative sul percorso dei Fed Funds delineato dalla stessa banca centrale. Nei prossimi mesi o la FED rivedrà le proprie previsioni o il mercato monetario dovrà riposizionarsi.
 

Area Euro

Continua il momentum negativo degli indicatori anticipatori europei iniziato nei mesi estivi e recentemente avvalorato dai dati sui PMI e sull’IFO tedesco. Per quanto riguarda l’inflazione, l’headline raggiunge nuovi minimi, depressa dai prezzi dei beni alimentari ed energetici, mentre la core oscilla oramai da un anno in un range molto stretto tra 1% e 0,7%, livelli comunque molto distanti dal target del 2% della BCE. L’estate ha visto la BCE, e soprattutto il suo Governatore, molto attiva nel fronteggiare i problemi della circolazione del credito e della (potenziale) deflazione. Per i primi le armi sono il TLTRO e gli acquisti di cartolarizzazioni, provvedimenti oramai certi, per la seconda c’è il possibile QE sui titoli di Stato, misura che trova non poche resistenze nelle banche centrali del nord Europa. Nell’attesa che una decisione maturi su questo fronte (con il mercato molto propenso ad avallare questa ipotesi) Draghi usa con successo la retorica sul cambio per allentare ulteriormente le condizioni monetarie.

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