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Il flusso di dati continua a deludere le attese. Archiviato il PIL del primo trimestre con una modesta contrazione dovremmo assistere ad un rimbalzo della crescita nel secondo trimestre dell’anno. Tuttavia l’entità sarà modesta perché dollaro debole e calo degli investimenti nel settore petrolifero non trovano nei consumi delle famiglie un’adeguata compensazione.

Quadro Macro

Stati Uniti

Queste ultime infatti hanno deciso di risparmiare i proventi derivanti da una minore bolletta energetica. Manteniamo aspettative di graduale ripresa nel corso dell’anno grazie al contributo positivo dell’occupazione. Nessuna novità di rilievo sul fronte inflazione; a breve il rialzo del prezzo del petrolio dovrebbe impattare al rialzo sull’headline. Anche dalla politica monetaria non ci sono novità: la FED è in modalità “data dependent”, e dalle ultime minute si evince l’intenzione del FOMC (Comitato Federale del Mercato Aperto, braccio monetario della Federal Reserve) di avviare nell’anno il ciclo di rialzi, tuttavia l’avvio debole dell’economia porta a incertezze sul timing.  
 

Area Euro

I dati del PIL Euro dei primi 3 mesi dell’anno sono risultati in linea con quanto anticipato dai sondaggi PMI. La crescita nell’anno dovrebbe così raggiungere l’1,3% sostenuta da una modesta ripresa dei consumi, che hanno trovato sollievo dal calo del prezzo del petrolio e dalla fine dell’austerità. Fino ad ora meglio la periferia che la “core Europe”, con Spagna in buona accelerazione e Italia finalmente in uscita dalla recessione. L’inflazione ha smesso di scendere, complice anche una ripresa dei prezzi del petrolio; non vi sono però segnali di ripresa. Draghi conferma il commitment sul QE e il Board opta per un anticipo temporale degli acquisti ora per poi rallentare durante l’estate. Provvedimento accolto con favore dai mercati. I problemi arrivano dal lato Grecia, dove il pessimo segnale sul tema degli SDR (Diritti speciali di prelievo) potrebbe essere un indizio di disponibilità di cassa ormai ridotte al minimo.