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L’inaspettata contrazione del PIL nel Q1 a causa del maltempo, unitamente ad una ripresa che non sembra eccezionalmente vigorosa, rendono difficilmente raggiungibile l’obiettivo del 3% di crescita media annua ipotizzato dalla banca centrale e dai mercati ad inizio anno.

Quadro Macro

Stati Uniti

Accanto a questo però occorre considerare che la pluralità delle statistiche mensili ci mostrano un’economia in grado di muoversi lungo la traiettoria del 3% se guardata in termini di variazione trimestrale (annualizzata). Cioè in media d’anno l’economia non riuscirà a crescere del 3% per colpa di un brutto primo trimestre, ma la velocità corrente e prospettica di crescita, questa sì, appare prossima al più confortante tasso del 3%. Indicatori anticipatori, statistiche sui consumi e sugli investimenti e stato di salute del mercato del lavoro puntano in questa direzione, per cui non ci dovrebbero essere sorprese negative da questo fronte. Parallelamente anche dall’inflazione giungono i primi segnali di ripresa, sia per quanto riguarda l’indice dei prezzi aggregato che il deflatore dei consumi. 
 

Area Euro

Complice anche una settimana non particolarmente ricca di statistiche economiche l’attenzione dei mercati è focalizzata sul meeting della BCE del 5 giugno. La BCE in più occasioni per bocca di suoi autorevoli membri (Draghi soprattutto) ha mantenuto elevate le aspettative di mercato, per cui i rischi sono più orientati verso una delusione che una sorpresa positiva. Infatti il consenso si attende dalla Banca centrale un’azione su una pluralità di fronti: riduzione del tasso di riferimento di 10 – 15 p.b. parallelamente a quello sui depositi, che così andrebbe per la prima volta in territorio negativo; estensione del meccanismo di rifinanziamento degli importi alle banche private per ammontare completo (full allotment) fino al 2016; altamente probabile anche un meccanismo di finanziamento a lungo termine a favore delle banche condizionato al fatto che queste ultime effettuino prestiti nell’economia reale. Per quanto riguarda il QE, delle due opzioni è più probabile quella che comporti l’acquisto di crediti cartolarizzati dal settore privato piuttosto che acquisti diretti di titoli di Stato. Quest’ultima opzione probabilmente verrebbe adottata nel caso di una significativa revisione al ribasso delle prospettive di crescita e inflazione, cosa che al momento non è nel nostro scenario, mentre per la prima versione del Quantitative Easing vi sono nel mercato aspettative maggiori. Come mostra grafico sopra riportato, tratto da un sondaggio di Morgan Stanley, tra gli operatori è già presente l’aspettativa che la BCE compia entro fine anno il gesto più estremo, ovverosia quello di lanciare il QE. Pertanto su questo fronte, per non rischiare un effetto delusione sui mercati, la Banca centrale dovrà essere molto attenta nella gestione delle aspettative.