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I dati di economia reale diffusi questa settimana contribuiscono ad affinare la previsione per il PIL del secondo trimestre che dovrebbe fare registrare un progresso contenuto dell’ordine del 2% trimestrale annualizzato.

Stati Uniti

Consumi delle famiglie ed investimenti delle imprese nelle letture mensili riferite a maggio hanno fatto registrare degli incrementi molto contenuti e tali da fari ipotizzare che queste grandezze nel secondo trimestre abbiano fatto registrare variazioni positive in linea, se non leggermente al di sotto, di quanto visto nel Q1 (per gli investimenti si veda il grafico sotto riportato). Per quanto riguarda gli indicatori anticipatori occorre segnalare l’improvvisa discesa dell’indice di fiducia manifatturiero ISM al di sotto della soglia di 50, evento che non era più accaduto dal luglio 2009. Tale dato non è compatibile con lo scenario da noi ipotizzato per il terzo trimestre, pertanto o nelle letture dei prossimi mesi la fiducia si riporterà su livelli più elevati, oppure dovremmo apportare revisioni al ribasso alle nostre aspettative di crescita.

Area Euro

In Europa non vi sono stati spunti di particolare rilievo per quanto riguarda i dati macro, il deterioramento dell’evidenza statistica di questi ultimi e tale che il mercato ritiene altamente probabile una riduzione del costo del denaro di 25 p.b. nel meeting delle BCE del prossimo cinque luglio. L’evento della settimana, che ha determinato un ampio movimento al rialzo delle borse ed un significativo restringimento degli spread è stato l’esito del summit del 28 giugno.

I principali risultati possono essere così sintetizzati:
1) Creazione di un organismo centralizzato di vigilanza per il sistema bancario (la BCE).
2) Ricapitalizzazione diretta delle banche tramite ESM sotto una forma blanda di condizionalità.
3) Aiuto alle banche spagnole senza che questo assuma lo status di creditore privilegiato (con possibilità dell’Irlanda di ricevere un trattamento simile).
4) Riaffermazione della possibilità dei fondi EFSF e ESM di aiutare i paesi messi sotto pressione dai mercati finanziari tramite acquisti dei loro bond sul secondario.
 

Tutto questo può essere visto come riaffermazione di una comune volontà politica nel progredire del cammino dell’eurozona. Inizia infatti a prendere corpo un costrutto europeo che mette al centro le istituzioni, da un lato, della Banca Centrale Europea cui affidare la vigilanza bancaria unica, e, dall’altro, del fondo salva stati ESM, il veicolo comunitario con responsabilità in solido, cui indirizzare le situazioni finanziarie critiche (ricapitalizzazione delle banche e “scudo anti spread”). Si esplicita così il connubio solidarietà (interventi di sostegno) – controllo (cessione di sovranità nazionale) che dovrebbe sempre più caratterizzare nei prossimi anni una realizzazione più compiuta dell’Eurozona, sotto il profilo fiscale e politico. Tale approccio tuttavia, pur coniugando misure di breve periodo con una pianificazione potenzialmente più ampia, si presta ancora a critica in merito all’effettiva capacità di intervento, stante le scarse dotazioni finanziarie del fondo ESM, e alle difficoltà negoziali che sempre traspaiono nel processo decisionale, non riuscendo pertanto a fugare i dubbi sulla permanenza dell’Eurozona in uno stato di crisi strutturale.

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