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Settimana molto ricca per quanto riguarda le statistiche americane, con dati anche significativamente divergenti tra di loro. Al considerevole balzo in avanti della fiducia dei consumatori e al calo dei sussidi alla disoccupazione si è contrapposta la peggior contrazione mensile (-13.2%) da quando è disponibile la serie storica degli ordinativi di beni durevoli.

Stati Uniti

Tale serie, ed in particolare una sua sotto componente, il cui decremento è risultato decisamente più contenuto (-1%), è correlata con l’andamento degli investimenti privati, e segnala il perdurare della fase di debolezza per questa parte della domanda aggregata. Anche la dinamica dei redditi reali ha risentito negativamente dell’aumento dell’indice dei prezzi, mentre la tenuta dei consumi si è resa possibile grazie ad un calo del tasso di risparmio. Nel complesso però, al di là del “noise” associato alle singole statistiche non si evince l’affermarsi di alcuna nuova tendenza per quanto riguarda l’economia USA che non sia già stata ricompresa nel nostro scenario di riferimento. Per quanto riguarda l’inflazione le statistiche di economia reale non possono certo già riflettere l’adozione del QE3, quello che però si osserva è un’accelerazione verso l’alto delle aspettative di mercato, che nei prossimi si confronteranno con la dinamica effettiva dell’inflazione.

Area Euro

In settimana sono stati resi noti una pluralità di indicatori anticipatori, come la statistiche nazionali sul livello di fiducia degli imprenditori (indice IFO per la Germania, ISEE e ISAE per Francia e Italia) e quelle aggregate PMI e il sondaggio sulla fiducia elaborato dalla Commissione Europea. Nel complesso l’esiti di queste statistiche è risultato negativo, anche se non univoco, come mostra la sorprendente risalita della fiducia italiana. Quindi lo scenario macro per l’area euro continua ad essere recessivo, con la concreta possibilità che nel terzo trimestre si possa assistere ad una accelerazione della contrazione del PIL. Per l’Italia invece l’aspettativa più ottimistica che appare ragionevole formulare è quella che la pesante recessione in cui si trova il paese sia prossima al punto di minimo, mancano però i segnali di una inversione di tendenza. L’unico elemento positivo a livello aggregato che è
possibile riportare è quello del significativo miglioramento delle condizioni finanziare a seguito della forte iniziativa presa della BCE. Dato che la corrente crisi europea aveva tratto origine dai mercati finanziari, e del debito in
particolare, il miglioramento delle condizioni finanziare, se protratto nel tempo, dovrebbe avere un qualche effetto positivo sui livelli di fiducia ed anche sulle componenti di economia reale più legate al costo del denaro come gli investimenti. 

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