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Settimana ricca di dati nel complesso al di sotto delle attese, sia per quanto riguarda la crescita che l’inflazione. L’evento che però ha mosso maggiormente i mercati è stato l’esito del FOMC, l’ultimo dell’anno.

I fondamentali

USA

La FED è stata molto abile nell’introdurre un accenno all’avvio del ciclo di rialzi dei tassi con l’avvertenza che l’azione sarà comunque attendista e moderata, senza però eliminare dal discorso il riferimento al fatto che i tassi rimarranno al livello attuale per un periodo considerevole di tempo. La dinamica al ribasso dell’inflazione ha portato il Comitato a rivedere al ribasso la propria aspettativa su dove potrebbero trovarsi i FED Funds per fine 2015, accogliendo quindi in parte ciò che era atteso dei mercati. 
 

Europa

I dati europei più rilevanti della settimana sono stati la tenuta dei livelli dello scorso mese dell’indice di fiducia aggregato PMI e il secondo incremento mensile consecutivo dell’indice tedesco IFO per la componente aspettative. Probabilmente in entrambi i casi hanno giovato sul sentiment degli imprenditori l’indebolimento dell’euro ed il calo del prezzo del petrolio. Al momento, ma è naturalmente troppo preso per trarre conclusioni, non si sono ancora osservate le ripercussioni sulla fiducia dell’inasprirsi della recessione in Russia.

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