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I dati negativi sulla bilancia commerciale per il mese di maggio sono stati la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, già colmo dopo le brutte sorprese su consumi e investimenti delle scorse settimane, e che ha portato alcune case di investimento a rivedere al ribasso le aspettative sulla crescita del secondo trimestre.

Stati Uniti

Le nuove revisioni sono ora per una variazione trimestrale annualizzata all’incirca del 1,5%, rispetto al 2% ipotizzato qualche settimana fa. Questo dovrebbe portare la crescita media dell’anno di qualche decimo di punto al di sotto del 2% valore di riferimento del consenso da almeno sei mesi. Le previsioni del FOMC nei meeting di aprile e giugno stando alle minute rilasciate questa settimana anche i membri del FOMC hanno rivisto al ribasso le aspettative sulla crescita e al rialzo quelle sulla disoccupazione. Tra i motivi citati vi è anche l’evidenza aneddotica che alcuni piani di investimento siano posticipati a causa delle incertezze determinate dal “fiscal cliff”. Nel complesso le minute mostrano una maggior consapevolezza della probabile necessità di estendere ed ampliare lo sforzo quantitativo, tuttavia il wording del FOMC e le minute stesse non sembrano aver sufficientemente preparato i mercati
per un intervento già ad agosto. Bernanke potrebbe usare il simposio di Jackson Hole di fine agosto per preparare i mercati, ad una probabile azione a settembre. Visto che i due precedenti QE si erano focalizzati sui titoli di Stato, l’oggetto degli acquisti potrebbe essere un mix di Treasury e obbligazioni legate al mercato immobiliare (MBS). 

Area Euro

Dal punto di vista ciclico non si segnalano variazioni di rilievo nello scenario aggregato, anche se a livello di singolo paese il centro Studi di Confindustria ha rivisto ulteriormente al ribasso, al - 2,4% le previsioni di contrazione per l’economia italiana. Gli unici due fattori positivi su cui può contare l’economia europea in questo momento sono di natura esogena e si identificano nell’indebolimento del cambio e nella riduzione del prezzo del petrolio (in dollari). Queste due variabili potrebbero far sentire i loro effetti positivi sull’economia reale nella seconda metà dell’anno, con un possibile miglioramento di modesta entità negli indicatori anticipatori dei prossimi mesi. Ritornando all’Italia, come dovrebbe andare il prodotto interno nel secondo, terzo e quarto trimestre dell’anno perché il PIL 2012 diminuisca del 2,4% rispetto al 2011 come dice Squinzi? E cosa dovrebbe succedere invece perché si avveri la previsione del governo? C’è poi anche una terza ipotesi intermedia, ricavata dalla frase “l'economia dovrebbe diminuire di poco sotto i due punti percentuali” recentemente pronunciata dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. La tabella indica una sequenza di Pil trimestrali coerenti con le tre differenti previsioni annuali.

Dalla tabella si traggono tre conclusioni: 

1) Confindustria avrà ragione se in tutti e tre i rimanenti trimestri 2012 l’economia continuerà ad andare più o meno come nel primo trimestre 2012. Forse è questo che il presidente di Confindustria intende quando dice: “nella seconda parte dell'anno faccio fatica a vedere miglioramenti”. Se davvero l’evoluzione trimestrale dell’economia sarà quella indicata, l’attuale recessione diventerà lunga - almeno - sei trimestri, con un calo cumulato di PIL pari a circa 4 punti percentuali fino alla fine del 2012. Nella grande recessione 2008-09, il PIL dell’Italia diminuì di circa il 7% ma in “soli” 5 trimestri. In questo caso, avremmo una recessione più prolungata, ma meno intensa, almeno nel 2011-12, e un grande punto di domanda per il 2013.

2) L’ipotesi Monti di crescita a -1,2 è molto ottimistica. Perché l’ipotesi Monti si verifichi, occorre che già nel trimestre appena concluso il calo del PIL sia stato solo marginale, per poi diventare positivo già dal terzo trimestre 2012. Dati peggiori di -0,2% nel secondo trimestre 2012 sono incompatibili con un -1,2 nel 2012, a meno di ipotizzare davvero improbabili accelerazioni di crescita nel secondo semestre 2012.

3) Con i dati disponibili di produzione industriale e tenendo per buona la previsione del Csc per il mese di giugno 2012 (-1,3% su maggio), la riduzione della produzione industriale nel secondo trimestre 2012 sarebbe pari a 1,7% rispetto al primo trimestre dell’anno. Un meno 1,7 di produzione industriale - sulla base dell’esperienza storica - potrebbe corrispondere ad una crescita del PIL del secondo trimestre di -0,5%, cioè un dato peggiore di quello implicito nella previsione del governo, ma decisamente migliore di quello implicito nelle previsioni di Confindustria. L’ipotesi della Banca d’Italia nella tabella potrebbe essere compatibile con un -0,5 nel secondo trimestre, associato ad un terzo trimestre anch’esso negativo e un PIL piatto nel quarto trimestre. Anche in questo caso il ritorno alla crescita sarebbe rimandato al 2013.