Borse in rimonta?

Corriere della Sera - pag.31 3-gen-2011

Ecco i fondi comuni che guadagnano di più

Un viaggio organizzato in Borsa. Con i fondi. Se hanno ragione i grandi investitori internazionali che hanno riempito le loro previsioni per il 2011 di recensioni positive alla volta dei mercati azionari, i piccoli risparmiatori quest'anno possono farsi qualche domanda in più sulla possibilità di mettere una parte, anche modesta, del loro patrimonio sulle vie del capitale di rischio.

Le mete da preferire sono quelle esotiche, se non fanno difetto il coraggio e glia nni in cui ci si può dimenticare del capitale investito. Il trend secolare dei Paesi Emergenti, anche se dovesse arrivare qualche battuta d'arresto, non è in discussione. Oppure, per non fare torto a nessuno, si può fare la scelta salomonica di un fondo internazionale, in mix di titoli quotati su tutti i listini.

I fondi specializzati per girare il mondo con la guida di un esperto sono quasi innumerevoli: tra sicav internazionali e portafogli di diritto nostrano (ormai in netta minoranza) in Italia sul mercato ci sono oltre 2500 prodotti.

Le classifiche del 2010 mostrano numeri di grande interesse. I primi della classe hanno battuto di gran lunga le medie dei mercati di riferimento che sono positive. (...) I più interessanti sono i risultati ottenuti nei Paesi Emergenti e in Asia (Giappone escluso), dove i migliori ballano tra il 40% e il 50%. Ma anche in Europa e negli Stati Uniti i primi in classifica hanno offerto performance a due cifre comprese tra il 15 % e il 40%. Un denominatore comune a tutte le aree geografiche è la supremazia dei fondi che investono nelle piccole capitalizzazioni. In Italia è Fondersel Pmi (+5,8%) a guidare la pattuglia degli 87 censiti per la classifica di fine anno. (...)

Perché le piccole aziende hanno vinto a man bassa? "L'exploit delle piccole a Piazza Affari, e ovunque nel mondo, si spiega in due modi - dice Carlo De Vanna, gestore azionario Italia di Ersel, la scuderia di Fondersel -

Nei mesi passati il mercato è stato molto disponibile a pagare per la crescita e quindi per tutte le aziende, grandi o piccole, in grado di fare utili e non solo di tagliare i costi. Il secondo motivo è la debolezza delle banche: tra le grandi capitalizzazioni, soprattutto in Europa, ci sono moltissimi titoli finanziari che hanno affossato gli indici". (...)