Ma il dollaro debole non spaventa l'investitore

La Stampa - pag. 38 21-ott-2010

Giubergia: "Ora puntiamo a settori dimenticati come le materie prime"

"Parlare di vera ripresa in atto nel nostro Paese è onestamente molto difficile. Si tratta di slogan, di annunci. Detto questo, però, chi fa il mestiere di investitore, di gestore di patrimoni elevati, in un momento storico come quello attuale può ritenersi sufficientemente ottimista. Il motivo? Il risparmio nella fascia alta dei nostri clienti c'è e, anzi, continua a crescere".

Mostra di avere pochi dubbi in proposito Guido Giubergia, ad della torinese Ersel. (...) Un gruppo con numeri importanti: 7,3 miliardi di massa gestita, un utile netto nel 2009 pari a 11 milioni, 170 dipendenti con sedi sparse fra Torino, Milano, Bologna, Londra (ultima nata) e Lussemburgo, oltre 5 mila clienti nel settore private.

Qual è l'atteggiamento dei clienti private di casa nostra sul fronte degli investimenti?

 "Dal 2008 in avanti, dopo la bufera degli hedge fund è prevalsa la prudenza. Oggi quel genere di strumento è meno presente nei portafogli degli imprenditori e dei professionisti. Tutti noi operatori abbiamo imparato dagli errori commessi, c'è molta più attenzione. E poi si è verificata una svolta di tipo culturale, sono cambiati, per esempio, i criteri di definizione del rischio: non si guarda più tanto al presunto minor rischio derivante dal puntare su Paesi con bassi debiti pubblici, ma ci si concentra piuttosto sulle azioni di società internazionali legate ai paesi emergenti, società che non operano in un solo mercato". (...)

Quali sono, invece, le novità "made in Ersel" per il 2011?

"Puntiamo - conclude Giubergia - a creare una gamma di fondi che investono in fondi in aree troppo trascurate in passato. Mi riferisco a un bene rifugio come l'oro e a particolari materie prime quali i metalli per i quali c'è una domanda crescente nell'Est del mondo e in Sud America".

 

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