Non solo di performance è fatto un fondo

www.morningstar.it - 19-nov-2004

Mode commerciali, alto turnover dei gestori e scarsità di procedure interne di controllo dell’attività di asset management. Uno sguardo veloce a questi comportamenti la dice lunga sulla cultura delle società di gestione e aiuta il risparmiatore a scegliere i fondi delle società meglio gestite.

Nella scelta del fondo da comprare l’analisi della performance del fondo riveste uno dei principali ruoli e guida spesso la decisione d’acquisto senza purtroppo essere sempre combinata con l’analisi, altrettanto rilevante, di componenti quali i costi (di gestione, di entrata e/o uscita, di performance) e la rischiosità.

Se studi anche recenti mettono l’accento sulla crescente cultura finanziaria dei risparmiatori finali, purtroppo i rendimenti tout court dei fondi, che nulla dicono dell’andamento futuro del prodotto, rappresentano ancora un punto focale nella selezione dei fondi da inserire in portafoglio.

Esiste però, e Morningstar lo rileva ogni giorno per via delle richieste dei navigatori di delucidazioni varie, una disponibilità sempre maggiore a valutare in maniera completa l’andamento dei singoli fondi, anche in relazione ai loro diretti concorrenti. Anche se il passo è lungo, il momento è giusto per sottolineare che, all’analisi dei dati quantitativi relativi al fondo, è opportuno affiancare anche una valutazione qualitativa della società di gestione proponente il fondo e della sua cultura aziendale.

(...) Un altro fattore che racconta la cultura aziendale delle sgr è quello relativo al turnover dei gestori. Contro società come Ersel che vantano una permanenza media dei propri gestori superiore ai dieci anni, esistono realtà, come il Sanpaolo Imi Am, che su 65 fondi analizzati (degli oltre 100 in batteria) mostra una permanenza media di 1,7 anni dei propri fund manager. Colpa, in quest’ultimo caso, anche del processo di riorganizzazione della sgr successivo all’incorporazione del team di gestione di Eptafund, acquisita dal gruppo, ma risultato anche di una cultura aziendale che non è riuscita negli ultimi anni a mantenere nel proprio organico gestori che, per vari motivi, hanno preso la strada di altri gruppi. In Europa la storia non è migliore, se si considera che solo il 15% delle più grandi case d’investimento europee ha fondi gestiti per almeno sei anni dallo stesso fund manager, mentre il 39% dichiara una continuità in media tra i due e i quattro anni.

Quanto alle procedure interne è di qualche giorno fa la notizia della sanzione comminata dal ministero del Tesoro ad amministratori e sindaci di alcune banche per la carenza di controlli interni relativi a procedure di vario genere e finanche per inesattezze nelle segnalazioni statistiche a organi di vigilanza.

Dall’analisi della performance a quella della cultura aziendale, per il risparmiatore la strada è lunga e, a dire il vero, anche troppo tortuosa. Ma anche un lettore svogliato può ogni tanto fermarsi a riflettere e valutare il peso di tanti piccoli segnali che provengono dal mercato.