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Il commento mensile sull'andamento dei mercati realizzato dai fund manager di Ersel.

Quadro macro - Marzo 2026


Stati Uniti

L’incertezza geo-politica continua ad essere protagonista in questo inizio d’anno.
La Corte Suprema USA ha limitato l'uso dell'IEEPA per i dazi, spingendo Trump ad adottare un piano alternativo: un dazio universale del 15% basato sulla Section 122 del Trade Act 1974, efficace per 150 giorni senza il consenso del Congresso. Parallelamente, verranno avviate indagini ai sensi della Section 301 del medesimo Act per sanzionare pratiche commerciali sleali, affiancate dai dazi settoriali ex Section 232 del Trade Expansion Act 1962 per la sicurezza nazionale. Secondo UBS, l'aliquota media ponderata calerà temporaneamente dal 13% all'11% circa, per poi riallinearsi ai livelli precedenti una volta implementati i dazi mirati. Sebbene nel breve termine alcuni partner come Cina, Brasile e India godranno di tariffe inferiori a scapito di altri come Regno Unito, Australia e Singapore, e permanga l'incertezza politica (con l'UE che ha sospeso la ratifica dell’accordo commerciale) l'impatto complessivo su economia e conti pubblici appare contenuto. È opinione diffusa, infatti, che nel medio periodo l’amministrazione possa ricostruire un sistema tariffario simile a quello pre-sentenza, ma legalmente più solido, mantenendo una leva negoziale efficace seppure meno immediata.
Gli USA hanno mobilitato in Medio Oriente una concentrazione importante di forze militari, pari a circa un terzo del proprio potenziale, in seguito allo stallo dei negoziati di Ginevra sul programma nucleare iraniano. Sebbene i colloqui abbiano mostrato piccoli progressi, le posizioni restano distanti e l'entità dello spiegamento suggerisce un'alta probabilità di azione militare. Tuttavia, data la contrarietà di Trump ai cambiamenti di regime, si ipotizza un attacco mirato alle infrastrutture nucleari piuttosto che un'operazione su vasta scala; un intervento di breve durata che, secondo le previsioni, non dovrebbe spingere Teheran a bloccare lo Stretto di Hormuz, vitale per il mercato petrolifero globale.
Al di là delle incertezze geopolitiche, il quadro macro resta favorevole all’economia USA: i dati sono volatili ma nel complesso coerenti con una crescita vicina al potenziale e con rischi inflazionistici contenuti. Il PIL reale è aumentato dell’1,4% yoy in Q4, un risultato debole in gran parte legato allo shutdown governativo, mentre le stime degli analisti per il 2026 restano solide intorno al 2,4%. Venendo alle survey, gli indici ISM di gennaio hanno segnalato un settore manifatturiero in espansione e servizi stabili. Quanto all’occupazione, nonostante il dato positivo dei payrolls di gennaio, la tenuta del mercato del lavoro appare fragile poiché la crescita è concentrata quasi esclusivamente nel settore sanitario, al netto del quale il saldo rimane negativo; inoltre, le pesanti revisioni al ribasso dei dati del 2025 confermano la performance peggiore dal 2003, con un tasso di disoccupazione contenuto solo dalle politiche migratorie. Sul fronte inflattivo, l'indice Core PCE di dicembre si è attestato al 3% annuo, un valore prossimo ai target della Fed se si considera l'impatto temporaneo dei dazi (pari allo 0,7% nelle stime GS), destinato a scemare nei prossimi mesi.
Le minute del FOMC di gennaio hanno mostrato un tono lievemente hawkish, con la maggioranza dei membri concorde nel differire il taglio dei tassi fino a quando non emergeranno prove più solide di una disinflazione duratura, mantenendo stabili le attese del mercato per due tagli nella seconda metà del 2026. In questo contesto, la nomina da parte di Trump di Kevin Warsh — già governatore tra il 2006 e il 2011 e recentemente favorevole a una riduzione dei tassi e del bilancio della banca centrale — è stata accolta come una scelta relativamente prudente rispetto a profili più legati all'amministrazione, contribuendo così ad attenuare i timori riguardanti l'indipendenza della banca centrale.
Nel complesso, quindi, il quadro economico US sembra confermare uno scenario di “Goldilocks” nel quale la crescita viene sostenuta dall’aumento di produttività legato allo sviluppo dell’AI, ovvero da uno shock positivo dal lato dell’offerta che aiuta l’inflazione a rientrare dopo i dazi, compensa la debolezza del mercato del lavoro e consente una politica monetaria accomodante. Restano però interrogativi su equità sociale e ritorni degli ingenti investimenti in AI. In un contesto di trimestrali generalmente positive (con gli utili dell’S&P500 attesi in crescita del 13% nel 2026) si osserva una crescente dispersione settoriale, con maggiore selettività da parte degli investitori.

 

Europa

In area euro i dati macro continuano a segnalare una moderata ripresa, soprattutto sul versante manifatturiero, come indicato dai PMI flash di febbraio il cui dato composite è salito a 51,9 (da 51,3) grazie proprio alla componente manifatturiera che è tornata sopra 50. La dinamica ciclica appare in miglioramento rispetto alla seconda parte dello scorso anno e si riflette anche in una crescita attesa degli utili dell’Euro Stoxx per il 2026 in doppia cifra (14% il consensus Bloomberg), dopo il dato negativo dello scorso anno.
Con un’inflazione rassicurante — CPI core di gennaio al 2,2%, sotto le attese — la BCE nel meeting di febbraio ha mantenuto un atteggiamento attendista, in linea con il mercato che non prevede variazioni dei tassi per tutto l’anno. In questo contesto, la combinazione di stabilizzazione macro, miglioramento degli utili attesi e valutazioni relativamente più contenute rispetto agli Stati Uniti ha favorito una dinamica di sovraperformance dei mercati europei nel periodo più recente.

 

Asia e Mercati Emergenti

In Cina la crescita resta trainata dalle esportazioni, mentre l’inflazione debole rafforza il ruolo del Paese come esportatore di deflazione e concorrente molto aggressivo, soprattutto per il manifatturiero europeo. Il differenziale di crescita rispetto alle economie sviluppate e valutazioni ancora interessanti continuano a sostenere l’attrattività relativa dell’area.
In Giappone, la larga maggioranza ottenuta dal Primo Ministro alla Camera Bassa riduce la necessità di negoziare il bilancio con alleati e opposizione, permettendo di concentrarlo sulle priorità programmatiche; tuttavia ciò non implica automaticamente più spesa. La BoJ potrebbe alzare nuovamente i tassi a luglio; questo, unito a una politica fiscale che dovesse dimostrarsi meno aggressiva delle attese, potrebbe sostenere lo yen, a fronte dell’attuale perdurante debolezza.
Nel complesso, i mercati emergenti hanno beneficiato del ciclo favorevole dei semiconduttori e della rotazione geografica in atto, evidenziando una marcata sovraperformance rispetto agli Stati Uniti nel periodo considerato.

Dall’ultimo comitato (21 gennaio), l’indice azionario globale ha registrato una performance positiva pari a +2,1% in valuta locale.

Analogamente a quanto già osservato nel precedente comitato, questo movimento, contenuto a livello di indice generale, ha continuato a nascondere una violenta rotazione geografica, settoriale e di stile. A livello geografico è proseguita la fase di sottoperformance dell’indice americano (+1,1% nel periodo), appesantito dalle prese di profitto nel settore tecnologico, con l’indice Nasdaq e quello delle “Magnificent 7” pressoché invariati. Di contro, le borse europee hanno mostrato performance molto positive (+5,3% l’MSCI Europe in euro), così come — in misura ancora più marcata — i mercati emergenti (+8,1% l’MSCI Emerging Markets in euro). Questi ultimi, al pari di quanto avvenuto nello scorso periodo, sono stati trainati dai forti rialzi di Taiwan (+15%) e Corea (+29%), sostenuti dalle aspettative di un ciclo favorevole per l’industria dei semiconduttori. A livello settoriale, invece, alla forte sovraperformance di Energy, Utilities, Consumer Staples, Materials e Industrials si è sovrapposto il crollo di quelle industrie percepite come più “disrupted” dallo sviluppo dell’AI, a partire dal settore dei software (-13% l’MSCI World Software in euro). A livello di stile, infine, l’indice azionario globale value ha continuato la fase di recupero, sovraperformando quello growth per c.a. 4 punti percentuali.

Nel comparto obbligazionario, l’annuncio della nomina di Warsh a prossimo presidente della FED, i dati di inflazione in moderazione al netto dell’impatto transitorio delle tariffe e le rassicurazioni da parte della primo ministro giapponese Takaichi su una certa disciplina fiscale nonostante la larga maggioranza ottenuta alle elezioni hanno contribuito ad un allentamento delle tensioni sulle parti a lunga delle curve dei rendimenti, con i decennali americano, giapponese e tedesco in discesa di circa 20 centesimi nel periodo.  Nel complesso, l’indice dei governativi dei paesi sviluppati ha così chiuso il periodo con un guadagno dell’1,4% in valuta locale.

Nel credito, gli spread hanno subito un generale allargamento, soprattutto nel segmento high yield (+23bps in US e +15bps in EU) per il contributo negativo dei settori tecnologico e dei servizi finanziari. Ancora positivo, invece, l’andamento delle obbligazioni emergenti in valuta forte e in valuta locale, con entrambi i segmenti in rialzo di circa 2 punti percentuali in USD.

Sul mercato valutario, il dollaro è tornato a indebolirsi con l’indice DXY in discesa dell’1,1% e il cambio EUR/USD che torna a superare il livello 1,20, per poi ritracciare in area 1,18. 

Da segnalare, infine, il forte movimento al rialzo del petrolio, sostenuto dai timori legati alla crisi iraniana: il Brent è risalito oltre i 65 dollari al barile (+8% nel periodo). Allo stesso modo, l’oro ha continuato a beneficiare dell’incertezza geopolitica, rafforzando ulteriormente il proprio trend positivo seppure con una crescente volatilità, con una performance nel periodo prossima al +7%.

Nuovo quadro di riferimento e nuovi indirizzi di tipo generale

Come evidenziato nei precedenti comitati, lo scenario prevalente rimane quello di “Goldilocks”, caratterizzato da una crescita complessivamente resiliente, sostenuta dagli investimenti legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e da politiche monetarie orientate alla stabilità, in un contesto di inflazione in graduale rientro verso i target delle banche centrali.

Le recenti tensioni geopolitiche e l’evoluzione del quadro commerciale statunitense non hanno finora determinato un deterioramento significativo del contesto macroeconomico globale. Negli Stati Uniti la crescita si mantiene prossima al potenziale, pur con segnali di maggiore fragilità nel mercato del lavoro e con un atteggiamento prudente da parte della Federal Reserve. In Europa si osserva una moderata ripresa ciclica, con miglioramento della componente manifatturiera e revisioni positive delle attese sugli utili, mentre i mercati emergenti continuano a beneficiare del ciclo favorevole dei semiconduttori e della rotazione geografica in atto.

Il quadro tecnico non evidenzia un cambio di regime. La liquidità rimane abbondante, la volatilità aggregata contenuta e gli asset rischiosi si collocano in prossimità dei massimi recenti. Tuttavia, sotto la superficie, si registra una marcata dispersione dei rendimenti tra aree geografiche, settori e stili di investimento, con una significativa rotazione a favore di Europa ed Emergenti e dello stile value rispetto al growth.

In questo contesto, pur in presenza di valutazioni complessivamente elevate in alcuni segmenti di mercato, lo scenario di base rimane costruttivo per gli asset di rischio. L’attenzione si concentra sulla sostenibilità della crescita degli utili, sull’evoluzione delle politiche monetarie e sulla stabilità del quadro geopolitico, elementi che continueranno a rappresentare i principali driver dei mercati nella parte restante dell’anno.

Mercati azionari

Nell’ultimo mese il mercato azionario italiano si è riportato sui massimi, nonostante un forte aumento della volatilità settoriale a causa dei timori degli impatti negativi dell’intelligenza artificiale su alcuni comparti e dell’aumento delle tensioni geopolitiche in medio oriente.

A livello settoriale i settori migliori sono stati le utilities ed i petroliferi oltre ai titoli della difesa, mentre i peggiori sono stati gli automobilistici.

Nell’ultimo mese i titoli migliori sono stati i petroliferi come Tenaris e Saipem, Telecom, Leonardo e STM, mentre hanno sottoperformato Nexi, Cucinelli, Stellantis ed i titoli del risprmio gestito come Fineco e Banca Mediolanum.

In questo contesto indichiamo di mantenere il peso della componente azionaria per Leadersel PMI; riteniamo che una quota di liquidità più ampia del solito possa permettere di gestire al meglio questa fase di incertezza. Fra i titoli a minore capitalizzazione continuiamo a concentrarci su quelli che presentano valutazioni interessanti e buone prospettive di crescita in un orizzonte di medio periodo.


Mercati obbligazionari

Testo in aggiornamento. 

 

Risultati


Risultati conseguiti dai principali mercati azionari nel periodo di riferimento:

Stato Indice Variazione % dal 23/01/2026 al 20/02/2026
STATI UNITI DOW JONES +1,1%
STATI UNITI S&P 500 -0,1%
STATI UNITI NASDAQ -2,6%
GIAPPONE TOPIX +4,9%
HONG KONG HANG SENG -1,3%
TAIWAN TAIEX +5,1%
KOREA KOSPI +16,4%
MESSICO BOLSA +4,8%
ARGENTINA MERVAL -7,7%
BRASILE BOVESPA +6,5%
INGHILTERRA FTSE 100 +5,4%
GERMANIA DAX +1,4%
FRANCIA CAC 40 +4,6%
SVIZZERA SMI +5,4%
ITALIA S&P/MIB +3,7%
SPAGNA IBEX 35 +3,7%


Total return degli indici obbligazionari EFFA dei titoli di Stato e variazioni delle principali valute contro euro:

Stato Variazione % dal 23/01/2026 al 20/02/2026
STATI UNITI +1,1%
GIAPPONE +1,6%
INGHILTERRA +1,3%
AREA EURO +1,2%

 

Stato Variazione % dal 23/01/2026 al 20/02/2026
USD/EUR +0,4%
YEN/EUR +0,8%
GBP/EUR -0,9%

 

 

 


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