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Il commento mensile sull'andamento dei mercati realizzato dai fund manager di Ersel.

Quadro macro - Marzo 2020

 

Stati Uniti

I dati pubblicati nel corso delle prime settimane di marzo negli Stati Uniti sono risultati migliori rispetto alle attese. Tuttavia queste ultime non incorporano ancora gli effetti altamente negativi relativi alla propagazione, in Cina ed Europa prima e molto probabilmente negli Stati Uniti nel prossimo futuro, dell’epidemia di covid-19.

Per quanto riguarda i dati sull’andamento dell’economia:

  • Gli ordini di beni durevoli (al netto di quelli effettuati dalla difesa) nel mese di gennaio sono cresciuti dell’1.1% (meglio delle attese che stimavano ancora un calo dello 0.8%).
  • Il dato sui nuovi occupati nel mese di febbraio è salito di 273.000 nuove unità (meglio delle attese), con il tasso di disoccupazione sceso nuovamente al 3.5% e i salari in crescita del 3% su base annua.
  • Alla luce di un mercato del lavoro ancora solido, la consumer confidence del mese di febbraio è rimasta su livelli elevati, in lieve contrazione da 131.3 a 130.7

Un segnale a cui porre attenzione è, invece, lo stallo dei profitti aziendali, pressati dai salari in crescita e da dinamiche economiche che hanno risentito della trade war dello scorso anno. Le aziende, ancora pima del diffondersi del coronavirus hanno reagito tagliando gli investimenti (gli ordini industriali al netto della difesa sono scesi dello 0.8% nell’ultimo mese) ed essendo meno disposte a assumere ulteriormente, con i nuovi annunci di posizioni libere in calo. Se il periodo d’incertezza dovesse durare più del previsto, le aziende potrebbero anche iniziare a licenziare personale, per ridurre ulteriormente i costi, con inevitabili conseguenze sui consumi e sulla domanda aggregata.

Guardando ai dati di sentiment aziendali: l’ISM manifatturiero sullo stesso periodo è rimasto stabile a 50.7, mentre quello dei servizi è salito da 55.5 a 57.3.

Alla luce della grande incertezza che si è creata a livello globale in merito alla durata e gli eventuali effetti “permanenti” dell’epidemia di Covid-19, i mercati azionari e tutti gli attivi finanziari di rischio (es. Obbligazioni societarie) hanno subito forti contrazioni (come quelle che non si vivevano dal 2008), con effetti altamente negativi per le condizioni finanziarie.

La FED a fine febbraio ha deciso di tagliare di 50bp intra-meeting i tassi di riferimento (da 1.75% a 1.25%) e procedere con iniezioni di liquidità nel sistema a cui è seguita un’ulteriore decisione straordinaria presa domenica 15 marzo in cui la banca centrale ha ridotto nuovamente i propri tassi di riferimento di 100bp portandoli da 1.25% a 0.25% e annunciando un programma di acquisto di obbligazioni (treasury e MBS) da 700 miliardi di dollari.

Parallelamente il Presidente Trump e il governo americano hanno annunciato lo stato di emergenza, stanziando fino a 50 miliardi di dollari per stimolare fiscalmente l’economia.


Europa

Anche i dati europei non incorporano ancora tutti i fattori negativi relativi alla diffusione in Europa dell’epidemia di covid-19.

La produzione industriale nel mese di gennaio è salita del 2.3% (contro attese di crescita di 1.5%) recuperando in parte la debolezza dei mesi precedenti.

Le vendite al dettaglio delle stesso periodo sono salite dello 0.6% sul mese e in crescita dell’1.7% su base annua.

Le stime di inflazione sono scese all’1.2% di crescita annua, dal precedente +1.4%.

I dati di fiducia (che escludono per ora gli effetti del coronavirus) mostrano una stabilizzazione dei PMI, con il composite di febbraio fermo a 51.6, l’indice manifatturiero in lieve recupero da 49.1 a 49.2 e quello dei servizi sceso leggermente da 52.8 a 52.6.

Per far fronte alla forte debolezza innescata dall’espandersi di nuovi contagi in Europa, l’ECB ha deciso di ampliare di 120 miliardi il proprio programma di acquisti di titoli e di creare un nuovo programma LTRO (sistema di prestiti alle banche a sostegno della liquidità) con maggior focus sulle piccole e medie imprese.

Allo stesso tempo diversi governi hanno promesso un forte stimolo fiscale (l’Italia con 20-25 miliardi, la Germania fino a 550 miliardi in garanzie), ed ulteriori misure sono attese da parte dell’Ue.
 

Asia e Mercati Emergenti

La Cina è stato il primo paese ad essere interessato dall’epidemia di Covid 19 ed a febbraio ha presentato i primi dati che consentono una stima dell’impatto delle misure adottate per il suo contenimento. Riguardo al manifatturiero l’indice Caixin PMI è risultato in contrazione oltre le già pessimistiche attese a 40.3, con un calo importante rispetto al 51.1 di gennaio. È probabilmente il primo vero dato del manifatturiero, alla luce del recente fermo produttivo indotto dall’epidemia di Coronavirus. Impatto molto pesante anche per il dato dei servizi, scesi a 26.5 rispetto al 51.8 di gennaio. Decisamente in controtendenza invece la situazione che traspare riguardo ai contagi, che sono in netto calo, facendo pensare che il peggio nel paese sia alle spalle e che il contenimento abbia funzionato. Al di fuori della Cina sembra corale il tentativo di seguire le principali banche centrali nella propria politica espansiva, con le banche centrali dei paesi emergenti che si sono subito accodate e hanno intensificato gli interventi a supporto della crescita nelle rispettive aree. Degna di nota anche la guerra tra Russia e Arabia Saudita sul tema produzione di petrolio. I due paesi non hanno trovato un accordo in sede di Opec + sul tema dei tagli alla produzione volti a sostenere i prezzi in una fase di evidente calo della domanda. Il risultato è stato un collasso del prezzo del petrolio, un altro elemento molto rilevante sui mercati emergenti.

Alla fine del mese di febbraio si è assistito ad un rialzo fortissimo nei livelli di avversione al rischio come non si assisteva dai tempi della crisi finanziaria del 2008.

Gli indici azionari hanno perso il 15% nel giro di una settimana, registrando la terza più grossa perdita settimanale di sempre. I tassi sui titoli di stato sono scesi ai minimi storici in particolare negli Stati Uniti. La causa scatenante è riconducibile alla comparsa dei primi casi di contagio da Coronavirus nel resto del mondo, a partire dall’Italia dove si è registrato un aumento improvviso del numero dei soggetti colpiti che l’hanno portata ad essere il terzo paese al mondo per numero di persone contagiate nel giro di una settimana. Essendo la quarantena e l’isolamento (messe in atto in Cina da oltre un mese e in fase di valutazione in altri paesi) le uniche misure efficaci a rallentare la diffusione del contagio si assisterà a rallentamenti della catena produttiva e impatti negativi sulla domanda finale..

Lo scenario centrale per i mercati finanziari si fonda ancora sull’ipotesi di

Gli effetti della recente influenza da Coronavirus sviluppatasi prima in Cina e più di recente diffusasi in tutto il pianeta, pur rilevanti sono da ritenersi tanto temporanei quanto difficilmente quantificabili. I rischi derivanti dalla durata della pandemia associati all’inasprimento delle condizioni finanziarie dovute alle turbolenze sui mercati sono tuttavia tali da rendere opportuna una sospensione del giudizio in merito allo scenario centrale. Le politiche monetarie si mantengono estremamente espansive. Le politiche fiscali già pro-cicliche negli Stati Uniti dovrebbero vedere anche le altre aree geografiche imprimere un maggior sostegno. Il quadro geopolitico è atteso ancora fortemente instabile sia in funzione della politica adottata dagli Stati Uniti nei confronti dei partner commerciali, sia per le incertezze politiche legate al ciclo elettorale, sia per i tanti focolai di tensione nei paesi produttori di materie prime.

Alla luce di quanto sopra riteniamo che, in termini allocativi, debba essere data rilevanza alla componente in asset liquidi come il cash, da preferire rispetto alle obbligazioni governative ed ancor più rispetto alle obbligazione di emittenti corporate, Tra gli attivi di rischio si ritiene che gli investimenti azionari debbano essere mantenuti con l’incidenza congrua rispetto al proprio profilo, accettandone la volatilità ma riconoscendo che sui fondamentali, nel medio periodo, i multipli sono tornati estremamente interessanti sia in assoluto sia nel confronto con i rendimenti obbligazionari

Mercati azionari

Nel corso dell’ultimo mese il mercato azionario italiano ha corretto pesantemente a causa del diffondersi dell’epidemia di coronavirus in Europa ed in Italia in modo particolare.
Le preoccupazioni relative al diffondersi del contagio ed alle sue conseguenze economiche, con un forte rallentamento dell’economia, hanno portato ad una forte discesa del settore finanziario di quelli ciclici e del settore petrolifero impattato dal forte calo del prezzo del petrolio a causa della minore domanda e del mancato accordo fra Arabia Saudita e Russia per ridurre la produzione. Si sono comportati meglio i settori difensivi, anche se sono comunque stati interessati dalle prese di profitto da parte degli investitori..

Tra i titoli migliori quindi troviamo Terna, Italgas e Recordati mentre fra i peggiori ci sono Eni, Tenaris oltre a Ferragamo, Popolare Emila ed Atlantia per il crollo del traffico aereo ed autostradale.


Mercati obbligazionari

 

Risultati

Risultati conseguiti dai principali mercati azionari nel periodo di riferimento:

Stato Indice Variazione % dal 21/02/2020 al 13/03/2020
STATI UNITI DOW JONES -18.5%
STATI UNITI S&P 500 -15.8%
STATI UNITI NASDAQ -12%
GIAPPONE TOPIX -26.7% 
HONG KONG HANG SENG -15.1%
TAIWAN TAIEX -16.6%
KOREA KOSPI -19.4%
MESSICO BOLSA -12,8%
ARGENTINA MERVAL -31.7%
BRASILE BOVESPA -28.5%
INGHILTERRA FTSE 100 -29.3%
GERMANIA DAX -30.3%
FRANCIA CAC 40 -31.3%
SVIZZERA SMI -21.2%
ITALIA S&P/MIB -32.1%
SPAGNA IBEX 35 -31%


Total return degli indici obbligazionari EFFA dei titoli di Stato e variazioni delle principali valute contro euro:

Stato Variazione % dal 21/02/2020 al 13/03/2020
STATI UNITI +5.9%
GIAPPONE +0.2%
INGHILTERRA +6.6%
AREA EURO +1.0%

 

Stato Variazione % dal 21/02/2020 al 13/03/2020
USD/EUR -0.8%
YEN/EUR -2.0%
GBP/EUR +5.8%

 

 

 


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