Meglio le Pmi dei titoli di Stato. Ecco perché punto sulla Borsa

Intervista a Guido Giubergia, Amministratore Delegato e Presidente di Ersel

L'economia - Corriere della Sera, pag. 45 1-ott-2018

Guido Giubergia (Ersel SIM): entro il 2019 la fusione con Albertini e la trasformazione in banca.
Le mini-multinazionali di Piazza Affari resistono all'incertezza perché hanno buoni business gestiti bene.

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In questo momento Guido Giubergia si fida più di Piazza Affari che dei Btp.

Lo dice senza giri di parole: «molte aziende italiane vanno bene, nonostante i dazi e le incertezze, perché operano in nicchie di valore e sono guidate da imprenditori capaci, oltre che responsabili». E poi annuncia la fase due del matrimonio tra Ersel SIM, di cui è presidente e amministratore delegato, e Banca Albertini. Un'unione che ha messo insieme due nomi storici di Piazza Affari, fin dai tempi degli agenti di cambio, e che è un buon esempio del trend di consolidamento che percorre il settore del risparmio e del wealth management.

Le tappe

Entro la fine del 2019 Ersel SIM, che recentemente ha rilevato dagli svizzeri Syz il 65% della società creata da Isidoro Albertini, si fonderà con quest'ultima, diventando una banca private. Alberto Albertini, figlio di Isidoro e attuale timoniere di Banca Albertini, a cui fa capo il 35% della società, già nei prossimi giorni entrerà nel consiglio di Ersel per rimanerci anche ad operazione completata, mantenendo una quota, che verrà quantificata in base al valore degli asset nel momento in cui avverrà il concambio.
L'assetto finale, racconta Giubergia, prevede anche una sede nuova con l'acquisto di un immobile a Milano in via Caradosso e una razionalizzazione delle altre sedi delle due società nel Nord Italia, fermo restando il quartier generale a Torino, la sede lussemburghese - che diventerà il centro dei servizi per la clientela private all'estero - e quella londinese.


L'attività del futuro gruppo bancario - così viene definito già oggi da Banca d'Italia - ammonta quindi a 18,5 miliardi di euro, di cui una quindicina riferibili al private banking, il core business di Ersel e anche di Albertini, mentre i restanti 3,5 fanno capo all'attività di Online SIM. «I servizi offerti ai nostri clienti saranno quindi tutti quelli classici del private banking a cui si aggiungerà il credito garantito da titoli che, una volta diventati banca, potremo fare direttamente», spiega Giubergia.
Il lavoro più impegnativo che ci aspetta adesso, dice ancora, riguarda l'integrazione dei due sistemi informatici che ci metterà nelle condizioni di avere gli stessi strumenti di lavoro. Il matrimonio con Albertini - ribadisce - porta in dote clienti, un'ottima reputazione guadagnata dalla famiglia in decenni di attività che ha attraversato tutta l'evoluzione dei mercati finanziari e un forte radicamento sul territorio.
«Da parte nostra, tra le specifiche più competitive, c'è l'attività delle fiduciarie», spiega. Negli ultimi anni la domanda di trust e di servizi da family office è molto cresciuta, anche sulla scia della necessità di portare a termine importanti passaggi generazionali nelle imprese di famiglia italiane.

Le previsioni

Il sodalizio tra i due nomi storici del private all'italiana parte in un momento di grande incertezza. Che cosa vi aspettate? «La nuova sfida è riuscire a convincere i clienti, soprattutto quelli di fascia alta, a non essere più ossessionati dalla liquidabilità degli investimenti. Per avere delle buone potenzialità di risultato bisogna accettare un impegno azionario a lungo termine o su strumenti alternativi, come fondi di private equity e club deal. C'è ancora molta resistenza. Tutti vorrebbero avere strumenti dotati di liquidabilità totale e buoni rendimenti. Ma le due cose non stanno più insieme».

 

Che cosa pensa della situazione italiana? «La speranza è che il buon senso alla fine abbia la meglio. In questo momento un'azienda come la nostra si impegna meno sui titoli di Stato italiani perché è davvero difficile, a breve termine, capire come si evolveranno le cose».

 

Più solida e motivata dai risultati la fiducia per le imprese italiane quotate in Piazza Affari. Giubergia - che ribadisce la non necessità di approdo sul listino azionario per il proprio business - sottolinea la capacità di tenuta dei titoli tricolori, che nonostante gli scivoloni (spesso legati ai titoli bancari, incardinati alle sorti dei molti Btp parcheggiati nei loro bilanci) tengono botta e offrono buoni risultati.

Secondo Giubergia molte multinazionali tascabili del Made in Italy continuano ad esportare con successo senza soffrire più di tanto per le guerre commerciali innescate dall'amministrazione di Donald Trump perché sono attive in business di nicchia super specializzati, che possono continuare a rendere.