Bond, banche ed Emergenti per sfidare i tassi zero

Intervista a Carlo Bodo, Responsabile Team Obbligazionario Ersel

L'Economia del Corriere della Sera - pag. 45 15-mag-2017

Il secondo semestre si annuncia spinoso per il reddito fisso (...). "Ma è in Europa che conviene essere più cauti", osserva Carlo Bodo, responsabile del team obbligazionario di Ersel AM e gestore del fondo Leadersel flexible bond, lanciato di recente.

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Sul piano macroeconomico, le sorprese positive provengono soprattutto dal Vecchio Continente. È verosimile

 E nel tardo autunno, potrebbe annunciare un'ulteriore riduzione dello stimolo monetario. Mario Draghi dovrà trovare le parole giuste: sarà difficile far passare l'idea che i tassi possano restano fermi ancora a lungo». Negli Stati Uniti il quadro appare per adesso meno problematico. Gli investitori hanno già prezzato un rialzo dei tassi a giugno. Scontano una probabilità del 40% che ci sia un altro ritocco a settembre. «La Fed si lascerà un margine di manovra aggiuntivo per dicembre, qualora la spinta reflattiva dovesse rinvigorirsi - osserva il gestore -. Ma il mercato non sembra crederci, in questo momento». Verso fine anno, poi, entrerà nel vivo il dibattito sulla riduzione del bilancio della Fed, a quota 4.500 miliardi di dollari (cinque volte i livelli del 2007) dopo tre programmi di easing quantitativo. Qualche investitore inizia a chiedersi se farà da innesco a una drastica correzione dei bond. «Se verrà comunicato in modo adeguato, non alimenterà alcuno scossone.

In ogni caso, se ne parlerà al più presto verso fine anno, a dicembre». L'interrogativo da porsi, secondo l'esperto, è un altro: dove trovare valore nel reddito fisso, con i rendimenti ancora schiacciati ai minimi?

«Nel segmento di migliore qualità, I'investment grade, è difficile, ormai. C'è spazio, però, per un ulteriore restringimento degli spread tra i finanziari, favoriti da una risalita dei tassi. E nel debito emergente, specialmente quello in valuta locale. In particolare, tra i mercati di frontiera, che sono rimasti più indietro». I titoli americani ad alto rendimento, laureatisi campioni di performance nel 2016 (+17%), hanno guadagnato altri 4 punti percentuali da inizio anno. Gli spread sono attorno a 35o punti base, la metà rispetto a dove si trovavano 15 mesi fa. E con un ciclo del credito ormai maturo, unito a un atteggiamento sempre più aggressivo da parte degli emittenti in termini di aumento della leva finanziaria, c'è più di un motivo per essere cauti. «Occorre essere molto selettivi - annota Boda -. Tra gli emittenti che non hanno accesso a un mercato globale, si possono ancora trovare opportunità interessanti».