I fondi italiani-più grossi che investono in USA

Intervista ad Andrea Nascè, Direttore Investimenti Multimanager di Ersel

FundsPeople 18-set-2014

L'offerta italiana di fondi che investono sull'America è composta da 32 comparti. Questi prodotti hanno un totale in gestione che supera i 3,4 miliardi di euro.

Image I fondi italiani-più grossi che investono in USA

L'economia americana sta presentando segnali di ripresa che in confronto con l'Europa sono più accelerati. A fine luglio, il prodotto interno lordo aveva già generato una crescita del 1,6% e il ratio di disoccupati scende dal 8,1% a fine del 2012 al 7,3% nella chiusura del primo semestre di quest'anno.

Molti possono essere i motivi per scommettere sugli Stati Uniti. Il direttore investimenti fondi multimanager di Ersel, Andrea Nascè, attraverso la gestione del fondo Globersel US Equity Selection, illustra a Funds People quali sono i fattori che vengono presi in considerazione dalla società per mantenere le posizioni in portafoglio: "Dopo la flessione inattesa del primo trimestre dell’anno, dovuta a fattori atmosferici eccezionali, la crescita USA è ritornata vivace. Essa è stata favorita dalle quotazioni azionarie in rialzo e dai progressi del mercato immobiliare che hanno consolidato l’effetto ricchezza e il conseguente stimolo ai consumi interni, in una fase in cui alla diminuzione della disoccupazione non è ancora corrisposto un incremento dei salari medi, che potrà sopraggiungere nei prossimi trimestri. Attorno alla dinamica di questi fattori rimangono decisamente intonati all’ottimismo la maggioranza degli indicatori anticipatori . Tutto fa pensare ad una prosecuzione del ritmo di crescita reale al di sopra del 2%.

Ben diversa la situazione in Europa, dove l’effetto di stimolo della politica monetaria della BCE è negativamente controbilanciato dall’azione restrittiva delle politiche fiscali. Le difficoltà di ripartenza del ciclo sono amplificate dalle tradizionali rigidità del mercato del lavoro e dalla scarsa fiducia degli imprenditori, che si mostrano molto prudenti nei confronti delle opportunità di investimento.

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da successive revisioni al ribasso delle stime di crescita per l’Europa: il consenso per l’anno in corso è ancora attorno all’1,4% ma rischia di essere ridimensionato per le sorprese negative di Francia, Italia, Germania, Svizzera e Svezia. Tra i paesi che sorprendono in positivo ci sono certamente l’Irlanda e la Spagna, che hanno saputo riguadagnare competitività con una gestione più coraggiosa della contrattazione sul mercato del lavoro.

Borse - "Negli Stati Uniti le valutazioni sono più “rotonde” e in alcuni casi destano qualche preoccupazione. Tuttavia è possibile, attraverso approcci di gestione attiva, sfruttare le opportunità che ancora vengono offerte. Nel caso del nostro fondo lo stile di gestione adottato privilegia titoli con flussi di cassa certi e sostenibili, ricercando i fattori di cambiamento dovuti alle operazioni straordinarie che consentono di sprigionare valore non ancora pienamente riflesso nelle valutazioni dei titoli.

Mettendo a confronto la borsa europea con quella americana è evidente il maggior spazio di recupero delle quotazioni in Europa, anche con il sostegno dei multipli più moderati. Nel complesso sono però davvero tanti gli ostacoli che il mercato europeo deve superare affinché sia possibile finalmente spianare la strada ad una piena valorizzazione delle sue società quotate. Oltre ai fattori geopolitici sul fronte orientale, oltre ai temi di crescita macro, occorrono una serie di fattori specifici come il buon esito degli AQR e degli stress tests bancari, l’avvio favorevole del TLTRO, la partenza degli acquisti di ABS", conclude Andrea Nasce.