Finita l’era dei salotti ora si può investire nei big pensando alla redditività

Intervista a Guido Giubergia, Amministratore Delegato e Presidente di Ersel

La Repubblica Affari e Finanza, pag. 4 21-ott-2013

Finora sull’azionario italiano hanno investito soprattutto da oltre confine. Per l’ad di Ersel “ora siamo un Paese più normale e gli investitori istituzionali sapranno fare la loro parte in questo nuovo scenario. Ci stiamo allineando al resto d’Europa.”

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«Aumentano i sottoscrittori di fondi? Niente di sorprendente, nei momenti di crisi aumenta sempre la propensione al risparmio da parte di chi è in grado di farlo - spiega Guido Giubergia, amministratore delegato di Ersel, una delle più radicate società indipendenti del risparmio gestito - e poi anche le banche hanno giocato un ruolo positivo».

Dunque continuano a rimanere loro i protagonisti del settore.

«Sicuramente negli ultimi tempi c’è stata molto meno pressione per vendere strumenti che facevano concorrenza ai fondi, come le obbligazioni bancarie: non dimentichiamo che c’è stato un periodo in cui agli sportelli sconsigliavano di sottoscrivere fondi comuni ».

Quali prodotti si comprano ora?

«Mi sembra ci sia un mix diverso di investimenti rispetto al passato, con maggiore enfasi sui prodotti bilanciati e flessibili al posto degli obbligazionari, che rendono sempre meno».

E Piazza Affari?

«Anche le azioni italiane stanno vivendo un buon momento, ci sono flussi di investimento importanti sulla nostra Borsa ma paradossalmente questi arrivano soprattutto dalla componente estera. Gli ordini di acquisto vengono soprattutto da fuori, noi facciamo più fatica a convincerci delle cose positive, stentiamo ad avere fiducia».

Ritiene che continuerà questo momento di Borsa?

«Di sicuro il mercato azionario è ben impostato, a questo punto il vero spauracchio sono i tassi di interesse».

Quanto la preoccupa l’avvio del tapering negli Usa?

«Io dico piuttosto che non si può andare avanti così all’infinito. E più si aspetta e più cresce la percezione che la situazione non sia perfettamente sotto controllo: a lungo termine, l’approccio che stanno avendo ora gli americani è davvero pericoloso» (...).

Cosa si aspetta per il futuro?

(...) «La crisi ha fatto scendere le grandi partecipazioni e gli intrecci. Ora siamo un paese più normale, dove tutti vogliono avere le mani più libere e questo è un fatto positivo. Credo che gli investitori istituzionali sapranno fare la loro parte: l’industria dei fondi è ormai in linea con le dimensioni del paese e anche i tempi burocratici si sono ormai ridotti, allineandosi al resto dell’Europa per quanto riguarda il risparmio gestito».