Stiamo regalando agli stranieri anche il settore del risparmio

Lettere

Il Sole 24Ore - pag. 24 17-nov-2011

Da sempre sentiamo ripeterci che l'Italia è un Paese ricco di risparmio.
E' vero, abbiamo una risorsa, in un Paese che non ne ha tante. La stiamo utilizzando per creare ricchezza e lavoro? Abbiamo idee, programmi per creare un prodotto finito da questa materia prima? La risposta è no.

La preoccupazione per il debito pubblico italiano è condivisibile. Ma un Paese che investe solo in titoli di Stato è destinato a spegnersi. Mai come adesso avremmo bisogno di risparmio destinato ad attività produttive.

L'Inghilterra ha appena presentato un progetto di legge sul problema del conflitto di interessi delle banche e delle società di gestione. Dovremmo farlo anche noi. Dal 2006 le sole società di gestione italiane hnno perso oltre il 26% dei dipendenti. Perchè? Un posto di lavoro in finanza vale meno di un posto di lavoro nell'industria? Ersel e Kairos sono due realtà indipendenti e impiegano centinaia di persone. Che vendono i loro prodotti, dialogano con i clienti, negoziano con i fornitori. Non siamo finanzieri. Siamo dei gestori di aziende, che lottano e competono sui mercati globali come come molte industrie italiane. Anche nel nostro settore stiamo regalando l'industria agli stranieri. Per leggi e regolamenti sbagliati, per disinteresse, per l'equazione falsa e demagoga che ricchezza è male e che tutta la finanza è male. Molti Paesi in Europa cercano di attrarci, qui l'impressione è che se chiudi fai un favore a qualcuno. L'Italia ha bisogno di aziende, di nuove aziende in tutti i settori. E' singolare che nel grande dibattito sul come creare nuova occupazione il nostro mestiere sia assente. Particolarmente singolare perchè quello del risparmio è uno dei pochi settori che può svilupparsi senza incentivi perchè dispone di risorse interne proprie. Possiamo creare molto e impedire che il molto finisca altrove. Per farlo abbiamo bisogno di una politica attenta, che sappia analizzare e discernere. E abbiamo anche bisogno di un'informazione scevra di pregiudizi. Non è ancora troppo tardi.


Guido Giubergia - Paolo Basilico