"Piemonte poco competitivo mancano le grandi imprese"

Intervista a Guido Giubergia, Amministratore Delegato Ersel

La Repubblica - pag. 11 5-apr-2011

Giubergia: l'impresa resta una forza, ma con meno vigore.

Dopo Torino, Milano, Bologna e Lussemburgo, Ersel mette sul mappamondo una nuova bandierina.

Questa volta il nuovo ufficio nasce a Londra, distretto Knightsbridge, nel cuore della capitale, proprio davanti ai magazzini Harrods. "Per cogliere le occasioni, per sfruttare ogni opportunità, è molto importante essere lì dove le cose accadono" spiega il presidente e ad Guido Giubergia. Il cuore della società di investimenti, che gestisce 7 miliardi di asset e che ha 200 dipendenti sparsi per il mondo, resta però saldamente nel capoluogo piemontese. In una città, dice Giubergia, che "è vero che si sta diversificando rispetto all'industria tradizionale, ma che fa ancora troppa fatica a sviluppare le proprie eccellenze".

D. Presidente, perché una sede a Londra?

R. "Da sempre, la nostra attività è legata alla gestione di fondi fatta in proprio e sulle aree in cui siamo più competenti, come l'Italia. Ma da qualche anno abbiamo deciso di utilizzare i migliori gestori del mondo, o tramite deleghe o attraverso la creazione di fondi di fondi. Siccome la maggior parte di loro si trova tra Londra e Edimburgo, abbiamo deciso di presidiare la zona con un nostro ufficio".

D. Il tutto dopo un anno passato come?

R. "Discretamente, diciamo senza infamia e senza lode. Abbiamo avuto mercati che hanno risposto bene e una raccolta positiva anche se in crescita modesta".

D. Quanto sono lontani i livelli pre-crisi?

R. Chiudiamo il 2010 con 7,2 miliardi di risorse gestite, contro gli 8 miliardi del 2007. Significa che siamo ancora sotto un 10 per cento e non è poi così male: tanti nostri concorrenti sono molto al di sotto di questi valori".

D. Il periodo sfavorevole è terminato?

R. "Le prospettive sono buone, anche perché siamo rimasti un'azienda equilibrata, con un buon rapporto tra costi e ricavi. Purtroppo però viviamo sotto la spada di Damocle costituita da fenomeni che non si possono prevedere, come il disastro in Giappone o le tensioni in Nord Africa. Tuttavia le borse americane ed europee sono in buon recupero, il quadro delle aziende confortante. Meno quello dei debiti pubblici". (...)

D. L'economista Pietro Garibaldi crede che il futuro di Torino non sia l'industria. Concorda?

R. Non ha tutti i torti. Anche se la tradizione manifatturiera ha radici lontanissime e continua a rappresentare una forza della città è innegabile che abbia perso vigore. Ora il capoluogo piemontese è un importante polo universitario e primeggia dal punto di vista culturale. Ma sono ambiti che in termini occupazionali non possono sostituire l'industria tradizionale". (...)