"Bollette e autostrade in cima alla lista"

CorrierEconomia - pag. 20 28-feb-2011

Il mercato italiano era stato eccessivamente penalizzato nel 2010. La maggiore tranquillità sul fronte macro economico ha portato ad un rimbalzo soprattutto dei bancari, che pesano molto sull'indice italiano. Così Carlo De Vanna, gestore azionario Italia del gruppo Ersel, parla del recente passato e del futuro di Piazza Affari.

A che condizioni può continuare a recuperare?

«Qualora si trovasse una soluzione di medio periodo per il problema dei debiti sovrani, la Piazza italiana avrebbe tutte le caratteristiche per chiudere ulteriormente il gap rispetto all'Europa».

Ci sono ancora occasioni interessanti da cogliere?

«Siamo positivi sulle utilities e sul settore infrastrutture perché offrono buona visibilità, tassi di crescita interessanti e valutazioni ancora contenute. Tra i finanziari, invece, siamo molto selettivi e privilegiamo i titoli che non necessitano di aumenti di capitale».

Potete indicare alcuni dei titoli preferiti?

«Ci piacciono Iren che mostra crescita superiore alla media di settore, dividendo alto e sostenibile e Atlantia, a sconto rispetto ai competitor, visibilità sugli incrementi tariffari, protezione dall'inflazione, possibilità di crescita all'estero perché relativamente poco indebitata. Interessante anche Beni Stabili, che offre protezione dall'inflazione, a sconto sul valore degli immobili e dividendo in crescita. E ancora: Astaldi offre una buona diversificazione geografica, molto a sconto sui multipli e un potenziale di crescita nella parte concessioni. Mentre Fiat ha numerosi opzioni per valorizzare la società. Come la quotazione di Chrysler e Ferrari, la vendita Alfa Romeo e Magneti Marelli, la fusione delle attività italiane ed americane. Infine Saipem è interessante: il settore è in forte crescita nei prossimi anni, è ben diversificata geograficamente. Le valutazioni stanno nella media di settore, ma con prodotti di elevata efficienza e qualità».

Quali ripercussioni potrà avere la crisi libica?

«Dal punto di vista delle singole società, le uniche coinvolte direttamente sono Eni (14% della produzione), Impregilo (10% del portafoglio ordini) Ansaldo (15% del portafoglio ordini), Finmeccanica (piccole commesse). Poi ci sono Unicredit e Finmeccanica dove la Libia è tra gli azionisti maggiori. In realtà il grosso rischio è sulla percezione di instabilità che potrebbe penalizzare tutto il mercato italiano. Oltre ovviamente alla possibilità che ci siano problemi di approvvigionamento di gas da tutta l'area nord-africana».