Prima l'America poi la Grecia, per gestire i patrimoni ci vuole lungimiranza

La Stampa - pag.36 25-mag-2010

"Assistiamo ad una eccezionale avversione dei mercati verso le attività finanziarie in euro, legata ai timori sul debito greco". Con queste parole Guido Giubergia, Amministratore Delegato di Ersel, descrive il difficile momento che i mercati finanziari stanno vivendo di fronte alle lentezze dei governi europei nell'affrontare un problema noto da tempo, rispolverando la più severa retorica euroscettica.

"Le decisioni dell'8-9 maggio pongono per ora un freno alla speculazione. Rimangono tuttavia alcuni motivi di preoccupazione per noi europei: lo scontro tra paesi virtuosi e paesi indisciplinati evidenzia infatti la contraddizione tra necessità di veloci rientri di deficit e stimoli alla crescita delle economie".

Tuttavia è trascorso solo poco più di un anno da quando al centro della crisi dei mercati internazionali si trovavano gli USA, colpevoli anche loro di uno scarso controllo. Dominava la sfiducia nel dollaro, alimentata da dubbi sulla capacità di finanziamento della bilancia dei pagamenti per l'ampio disavanzo commerciale. Si guardava alla vecchia Europa come a un'area più solida, con minori livelli di indebitamento privato. A lungo il differenziale di rendimento tra le migliori banche dell'Europa e degli USA rimase oltre i 100 punti base. La velocità del cambiamento è dunque un elemento stupefacente nell'era della finanza globalizzata e trovare risposte durature è una sfida sempre più difficile. "Il compito di un gestore di patrimoni è mantenere nel tempo lucidità nel processo decisionale, diversificando tra le attività finanziarie anche oltre le normali prassi allocative - spiega Guido Giubergia -.

 

Ad esempio, gran parte degli indici obbligazionari internazionali sono composti in modo equivalente da titoli americani, giapponesi ed europei. Ma il rapporto tra debito pubblico/Pil di queste componenti è ben sopra il 100% e ben poco spazio resta a paesi emergenti con rapporti debito/Pil inferiori al 50%. Costruire portafogli obbligazionari di lungo periodo significa superare gli schemi consolidati, recuperando anche spazi per gli emergenti o per il debito emesso da solide società private. Idem per il mondo azionario". Cruciale è dunque la scelta di una gestione professionale in tutti gli ambiti, riconoscendo le troppe incognite e di limiti di un approccio ancora improntato al fai da te.