La bufera globale è passata

La Stampa - pag.32 11-giu-2009

"Il peggio è passato e sono pronto a scommettere sul fatto che alla fine dell'anno l'andamento dei mercati finanziari sarà ancora migliore di quello attuale". Sceglie di iscriversi al partito degli ottimisti moderati, Guido Giubergia , amministratore delegato della torinese Ersel, considerata uno dei pezzi pregiati della finanza subalpina. Il suo gruppo (massa gestita di 6 miliardi, utile netto del 2008 pari a 15 milioni, 170 dipendenti, oltre 6mila clienti private) è specializzato nella gestione di patrimoni importanti. Lui, 57 anni, è sulla tolda di comando della società fondata dalla sua famiglia nel 1936, società che oggi conta diverse sedi sparse fra Torino, Milano, Bologna e Lussemburgo.

Anche Ersel, va da sè, ha dovuto fare i conti con lo tsunami finanziario. "Ma abbiamo sempre tenuto i nervi saldi, cercando di offrire prodotti efficaci e trasparenti. E adesso stiamo valutando la possibilità di acquisire partecipazioni azionarie in società di gestione di piccole e medie dimensioni a Roma e Milano: realtà che non riescono più a camminare con le proprie gambe e che potrebbero trovare ospitalità sotto il nostro tetto". Più in là, l'ad torinese, non si spinge.

Ma quali sono, secondo Giubergia, i segnali che consentono di guardare con minore preoccupazione al domani della finanza? "Si tratta di elementi sotto gli occhi di tutti - risponde-: penso al recupero delle Borse avvenuto in questi mesi, penso al clima di maggiore serenità che si respira da qualche tempo a questa parte. Merito anche delle politiche adottate dai governi di tutto il mondo. Senza l'intervento pubblico il sistema sarebbe collassato. Certo, la traduzione normativa della reazione mostrata dai governi fatica un poì ad affermarsi. D'altronde è logico che vi sia la resistenza soprattutto da parte di quelle realtà, mi riferisco in primis ad alcune banche americane, che hanno goduto del privilegio di una scarsa trasparenza. Ma l'essenziale, per la fiducia, è la volontà di reagire e di controllare il sistema mostrata dagli Stati. In ogni caso, gli effetti benefici di tali interventi devono ancora farsi sentire a fondo".

Già, ma torniamo a casa nostra. Come si stanno orientando in questi giorni i clienti Private? "Ancora in pochi, purtroppo, hanno ripreso ad investire nei mercati azionari tramite fondi. I più - prosegue Giubergia - scelgono la liquidità, il basso rischio. Ma tutto sommato anche questo è un bene perchè significa che si sta formando un grosso patrimonio di liquidità, un elemento che rappresenta la linfa vitale per gli investimenti di domani". Ersel da questo punto di vista cosa suggerisce ai propri paperoni? "La regola - risponde l'ad - è piuttosto semplice: chi ha perso di più probabile che risulterà anche colui che sarà in grado di recuperare maggiormente. Ecco perchè noi, in questa fase, più che al settore farmaceutico o alimentare toccati non troppo in profondità dalla crisi, puntiamo su banche e assicurazioni".

Nel suo menù, però, non compaiono i fondi hedge. Perchè? "Dobbiamo ammetterlo - risponde Giubergia - sono stati proprio loro i grandi sconfitti del 2008: mediamente, l'anno scorso, hanno perso infatti tra il 18 e il 20 per cento. Eppure, anche lì, il peggio è passato. Il settore, va ricordato, sta per essere completamente riformato. E comunque molti di quei fondi hanno recuperato ma non, lo ribadisco, come ci si aspettava".

Insomma, si è davvero placata la bufera della finanza globale? "Direi di sì, mi pare che il tempo volga al bello anche se i dati economici non appaiono brillanti. D'altronde la finanza anticipa sempre un po' l'andamento della dimensione economica. La delusione, per la finanza, potrebbe sopraggiungere solo se la ripresa economica dovesse avvenire alla fine e non entro la prima metà del 2010".