Il volto buono del private equity

Il Sole 24ORE - pag. 11 21-apr-2007

Il settore più aggressivo del capitalismo lancia in Europa iniziative filantropiche

(...) Il private equity è un campo interessante per quei manager che vogliono mettere in gioco competenze, progettualità e risorse.

Nel progetto della Private equity foundation, per esempio, è coinvolto un "broker" d'esperienza: New Philantropic Capital - in cui lavorano professionisti come Gavyn Davies ex chief economist di Goldman Sachs ed ex Consigliere economico del Governo britannico - incrocia donatori e charities, pubblica report con i risultati delle organizzazioni più efficienti, sperimenta modi innovativi di donare. (...)

"Sicuramente il private equity punta ai valori intangibili, a migliorare la propria reputazione - spiega Giuliana Gemelli, coordinatrice del Master in International Philantropy dell'Università di Bologna -. Ma accanto a questo dobbiamo valutare che le best practice portate avanti nel no-profit possono avere una ricaduta positiva sulle attività finanziarie, raddrizzare cioè la logica del private equity". Oggi il salto di qualità è "allineare il profit al no-profit. L'azienda non si può limitare all'accumulazione dei dividendi ma deve puntare a reinvestire nella comunità locale o internazionale" - aggiunge Gemelli.

In Italia la filantropia si tiene ancora molto lontano dai valori intangibili e dal marchio. Soprattutto per ragioni culturali, molti protagonisti della finanza preferiscono l'understatement. I Giubergia - che guidano la finanziaria Ersel - hanno creato nel 1993 la Fondazione Paideia, impegnata nel disagio infantile.