Tempesta Borsa, Ersel dà la rotta.

Il Sole 24ore Nordovest - pag. 4 1-ott-2001

Consigli di Guido Giubergia, a capo di un gruppo leader nella gestione di patrimoni. Nervi saldi a fronte della grande incertezza che si prospetta per lungo tempo, ma le opportunità non mancano.

Il mondo cambia e cambia rapidamente anche al di là della nostra volontà.
Adeguarsi ai cambiamenti non è mai facile ma ci può aiutare l'esperienza. Chi non si fa prendere dall'entusiasmo, da una parte, e dalla profonda depressione dall'altra, sa che nel medio-lungo periodo le cose della vita si equilibrano.

 

L'attacco terroristico al cuore di Manhattan ha sconvolto il quadro di sicurezza su cui si basava tutto il mondo occidentale, ma è anche vero che questa tragedia può indurre ad un ripensamento su come sono state affrontate le stesse emergenze in tempi non troppo lontani.
La possibilità che si manifesta oggi di "colpire" gli interessi economici e finanziari dei "meccanici" del terrore sono le stesse che avevano usato non più di 30 anni fa i Paesi produttori del petrolio all'indomani della "guerra dei sette giorni".

 
Cosa cambia oggi da un punto di vista strettamente economico-finanziario? Nulla.
Bisogna avere ancora come allora polsi fermi.
E' quanto consiglia ai suoi clienti Guido Giubergia, Amministratore Delegato di Ersel, uno dei primi gruppi in Italia nella gestione dei patrimoni e dell'intermediazione mobiliare, con sede a Torino. In questo scenario - dice Giubergia - la propensione al rischio resterà bassa. Il nervosismo e le certezze saranno poche. Domina, seconda Giubergia, la variabile psicologica degli investitori indotta dalle notizie di "guerra" e meno l'aspetto tecnico secondo il quale alcuni titoli hanno raggiunto prezzi estremamente interessanti.

 
Ciò detto, è possibile che, secondo l'Amministratore Delegato di Ersel "un abbassamento dei livelli di rischio per i prossimi mesi rappresenti la scelta di maggiore buon senso" , anche per l'impossibilità totale di elaborare un qualche scenario previsionale credibile.
Del resto, le decisioni che potranno essere assunte a livello internazionale dai Paesi aderenti alla Nato non sono prevedibili né nella loro dimensione militare, né in quella economica. E da qui deriva anche un'incertezza su una serie di valutazioni finanziarie che riguardano singoli settori, dai comparti legati all'industria militare, a quelli delle telecomunicazioni, alla siderurgia, al petrolio, all'oro, che al momento "navigano a vista".

 
Se, dunque, lo scenario è questo, secondo Giubergia, un'analisi "tecnica" credibile dei mercati finanziari per i prossimi sei-otto mesi è certamente negativa: prevale ancora l'effetto psicologico ma non meno importante è che, ancora prima dell'11 settembre, l'economia americana aveva cominciato a dare segnali di debolezza e fors'anche di recessione.
Già alcune grandi compagnie, che si erano lanciate in grandi acquisizioni negli anni precedenti, avevano annunciato tagli occupazionali e profitti in netto calo dopo anni in cui i listini le avevano premiate, anche ingiustamente, dice Giubergia. I tassi di disoccupazione, oggi, sono in aumento e questo produce una minore propensione al consumo che a sua volta si riflette sulla crescita del Pil, soprattutto negli Usa.

 
Le aziende, da parte loro mostrano difficoltà a ritornare a livelli di redditività paragonabili a quelli degli anni più recenti (in cui peraltro la redditività era dovuta più che altro ad operazioni di tipo finanziario e non industriale, insomma si produceva "carta" e non "bulloni", ndr).
Tutto ciò porta alla consapevolezza che per lungo tempo, secondo Giubergia, dovremo convivere con una "grande incertezza" e che il mondo dovrà fare i conti con un "allarmismo semipermanente" che pensavamo di aver dimenticato.
Da una punto di vista strettamente "tecnico" la situazione dei mercati finanziari comunque può portare, a parere di Giubergia, a conclusioni "mediamente positive" perché i prezzi di moltissime azioni sono scesi del 40-50%, e si presentano quindi appetibili per investitori di breve periodo, i tassi di interesse sono a livelli bassissimi e l'inflazione è sotto controllo. Questi due ultimi elementi possono indurre i risparmiatori ad investimenti a breve che, pur in misura limitata, potrebbero dare fiato ai listini.

 

Ma è certo che sul lungo periodo la professionalità dei fondi di investimento ha maggiori possibilità di ripagare l'investimento dei risparmiatori. A chi chiede previsioni certe, in questo come in altri campi, si risponde che il futuro sta sulle ginocchia di Giove".