George Rousse

Tra il 2006 ed il 2007 è stata inaugurata Lo Spirito dei Luoghi, mostra dedicata al grande fotografo francese Georges Rousse, le cui opere figurano nelle più importanti collezioni europee ed americane, dal Centre Pompidou al Guggenheim di New York.

Novembre 2006 - Febbraio 2007

Image George Rousse

Le fotografie di Georges Rousse (Parigi, 1947) nascono da interventi pittorici realizzati dall’artista in luoghi abbandonati o in corso di demolizione. Ambienti deserti e fatiscenti che attraverso la pittura acquistano una nuova dimensione.

La tecnica è complessa e sorprendente, con un sottile gioco prospettico di volume e colori ripreso nella sua nuova apparenza dalle fotografie finali, unica testimonianza dell’intervento, essendo i luoghi prescelti da ristrutturare o demolire. Pittura e fotografia. La prima rimodella gli ambienti: superfici, forme geometriche, iscrizioni monumentali, carte topografiche creano nuovi volumi illusori richiamando alla mente le cupole immaginarie ed i falsi corridoi degli affreschi barocchi; la fotografia poi esplora e rivela attraverso il filtro della bidimensionalità questa nuova realtà in cui si confondono ambiente originario e illusione pittorica.

 

Ciò che appare nelle immagini di Georges Rousse è in sostanza un’anamorfosi: la scena in deformazione prospettica permette una visione corretta da un unico punto di vista, quello dell’obiettivo fotografico.
La luce e lo spazio costituiscono i termini di uno studio estetico complesso e inedito che coinvolge la visione nei procedimenti e nei paradossi della percezione. Georges Rousse sorprende lo spettatore con immagini enigmatiche: le forme sembrano volersi liberare dal peso della forza di gravità, i colori puri e accesi si frappongono tra noi e lo spazio insinuandosi nei volumi e contrastano l’opacità dei luoghi. Ne deriva un’immagine di momentanea, colorata euforia in uno scenario di solitudine a volte inquietante: un raffinato elogio del paradosso.

 

Le opere iniziali di Rousse, nella New York degli anni ’80, risentono dell’influsso del graffitismo di Keith Haring ma soprattutto di Jean-Michel Basquiat. Rousse dipinge in interni abbandonati, in una dimensione raccolta che con il tempo ha espulso la figura per instaurare un forte legame tra la pittura e la fotografia. Nelle opere odierne non possono fare a meno l’una dell’altra; la pittura rimodella gli ambienti creando nuovi volumi illusori e richiamando alla mente le cupole immaginarie ed i falsi corridoi degli affreschi barocchi. Questi trompe l’oeil, ottenuti con la determinante complicità della fotografia, vivono in una temporalità anch’essa originale, data dall’abbandono dello spazio e della pittura a favore dell’istante dello scatto o della produzione meticolosa che confluisce nell’eterno presente della fotografia.